Referendum giustizia, tra dubbi e timori sulla riforma a Pavia prevale il “no”
PAVIA – Tra le vie del centro di Pavia il referendum sulla giustizia conferma ma divide meno rispetto ai risultati delle urne. Nel capoluogo pavese oltre il 54% degli elettori ha votato “no”, contro un 45,5% di “si”. E se è vero che molti cittadini fermati per strada hanno preferito non esporsi, tra chi ha accettato di parlare, e di farlo prima dell’esito del voto, il fronte è stato compatto: tutti gli intervistati hanno dichiarato di aver votato “no”.
Le motivazioni, pur diverse tra loro, convergono su alcuni punti chiave. C’è chi racconta una scelta maturata nel dubbio: “Ho votato no perché non ero convinta di tutti i punti della riforma”, spiega una giovane. “Alcuni aspetti potevano anche essere validi, ma nel complesso non mi ha convinto. Non me la sono sentita di votare sì a una riforma così ampia“.
Altri esprimono un dissenso più netto: “Ho votato no perché non ero d’accordo con la riforma“, dice un altro intervistato, sintetizzando una posizione più decisa, priva di sfumature.
Ma è soprattutto sul rapporto tra politica e magistratura che si concentrano le critiche più articolate. “Si andavano a revisionare anche articoli della Costituzione, e già questo è un punto delicato – osserva un’altra ragazza – E poi la magistratura non deve essere influenzata troppo dalla politica. La maggioranza di governo non può decidere chi devono essere i magistrati laici: significherebbe che il governo vuole controllare la magistratura». Il riferimento è al principio della separazione dei poteri, considerato un cardine da preservare.