Maffiotti sulla qualita’ dell’aria: "agire in maniera continuata, coordinata e progressiva"
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Torniamo a parlare di zona a traffico limitato, di chiusure del centro storico e di qualità dell’aria. L’argomento è di attualità per l’intenzione, manifestata dall’attuale amministrazione di Alessandria. Palazzo Rosso infatti intende procedere, in via sperimentale ad alcune chiusure che garantiscano maggiore vivibilità nel centro cittadino. L’argomeno ha sollevato molte discussioni e Radio Gold continua ad approfondire l’argomento interpellando vari esperti. Abbiamo così raggiunto Alberto Maffiotti, direttore provinciale dell’Arpa, intervenuto nei nostri studi.
“La questione della qualità dell’aria e delle chiusure dei centri storici è un refrain che ormai si sente continuamente. E’ difficile comprendere esattamente cosa stia succedendo anche per gli addetti ai lavori, perché la chiusura del traffico sicuramente è una delle misure più “facili” da adottare però provoca degli conseguenze sinergiche. Più persone infatti si ritengono colpite da questo provvedimento oltre a degli effetti che spesso sono difficilmente misurabili, nel senso che la qualità dell’aria di una determinata città in molti casi cambia poco se chiudiamo solo alcune vie. Questo perché la normativa europea, adottata dall’Italia, prevede la misurazione di una concentrazione media della qualità dell’aria e la pianura Padana è in una situazione di alta criticità perché gli inquinanti hanno difficoltà ad uscire da questa zona. Quindi gli interventi puntuali non riescono a scalfire questa situazione. Perciò il consiglio che dà la Comunità europea è di intervenire su più settori poco alla volta, ma continuamente. Suggerisce di ridurre le emissioni, di ridurre le esposizioni e di farlo su tempi medio lunghi e non sicuramente per 4-5 anni. Qua però poi l’aspetto tecnico si perde in aspetti più politici, sociologici ed economici e ci allontaniamo rispetto all’obiettivo ambientale e di salute.”

Quindi qual è l’approccio corretto con cui intraprendere azioni che possano migliorare la qualità dellaria.
“Un punto di vista che ci può aiutare a capire questa situazione è quello che ci invita a riflettere sulla configurazione delle nostre città. Se io vivo o lavoro in una via altamente trafficata, in un centro urbano con vie molto strette, la concentrazione di inquinanti, se passano le auto, localmente rimane molto alta. Per me quindi la chiusura di quella via è un grande giovamento. Se però chiudo quella via e poi vado a fare una verifica sulla concentrazione media sull’intera città, che è il limite di riferimento posto dalle direttive per le polveri o l’ozono, poco cambierà.”

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Per Maffiotti quindi questi interventi sono utili ma si inseriscono in una dinamica più ampia e che non è detto produca immediati benefici peraltro misurabili concretamente secondo i parametri adottati finora. Di sicuro però aiutano a rapportarsi al problema:
“Negli ultimi anni abbiamo assistito a una grande riduzione di molti inquinanti, perché si è agito sulle fonti, come per il benzene, per altri inquinanti invece non abbiamo altre possibilità. E’ il caso della combustione e quindi dei motori. Tutti, chi più chi meno, inquinano. L’unica eccezione è data, al momento, parzialmente, dal motore elettrico. L’altro aspetto è però quello che porta alla creazione di zone dove si può respirare. Il che non vuol dire cambiare la qualità dell’aria dell’intera città. Semplicemente il livello di benessere in quelle zone diventa percepito e capito dai cittadini. Ma il percorso deve essere coerente e a lungo termine per non scoraggiarli”.

Maffiotti invita poi a riflettere sui benefici di un approccio di questo tipo.
La riduzione del traffico comporta una riduzione del rumore, altro inquinante tra i più subdoli che incide sulla nostra psiche senza che ce ne rendiamo conto. Questa creazione di benessere può agevolare altre situazioni. Entrando nell’ottica anche giusta del commerciante la possibilità di vedere meglio una vetrina può essere utile. Il punto però è che tutti questi interventi non possono essere fatti se non in maniera sinergica e continuativa“.

Quindi come occorre intervenire: “diventa difficile poter chiudere un centro storico da un giorno all’altro. La strategia migliore è quella di attuare un continuo adeguamento per allargarsi sempre di più con programmi decennali. Programmi che non sono solo di chiusura ma anche di accompagnamento. Per esempio sarebbe necessario avere trasporti pubblici che agevolino l’accessibilità a queste aree tenendo anche presente che Alessandria è una città piccola che si può percorrere in una ventina di minuti a piedi. Si può favorire l’utilizzo della bici, ma anche qui, in maniera e in condizioni idonee. Se io uso la bicicletta in mezzo al traffico probabilmente respirerò un quantitativo di polveri che potrebbero danneggiarmi di più rispetto a quelle che respiro andando in auto. Quindi il concetto è di relatività della nostra esposizione. Dobbiamo valutare il rischio. Dobbiamo non solo percepirlo, ma anche gestirlo ed è una situazione non avulsa da critiche. Quindi ogni volta che un’amministrazione toglie o un’altra mette un blocco del traffico in ogni caso crea delle risposte, delle reazioni da parte della società, è normale”.

In sintesi quindi l’azione deve essere programmata, progressiva e concordata.
Deve essere un’azione che permetta l’accesso alla città da una parte e che riduca le fonti di inquinamento. La combustione è l’aspetto principale. Le caldaie in una città non devono essere a gasolio, se sono a metano devono essere efficienti e così via. Ricordiamo che come Stato italiano paghiamo penali alla Comunità europea perché non riusciamo a raggiungere la qualità dell’aria come definito dalle direttive comunitaria. Quindi anche il Piemonte continua ad essere in criticità. Criticità che risolviamo solo cercando di andare tutti nella stessa direzione e con buon senso. E’ anche l’unico modo per fare prevenzione rispetto ad alcune malattie e garantire ai nostri figli una situazione migliore rispetto a quelle cui siamo andati incontro in questi anni”.