Sindacati compatti contro il Comune: ‘gli esuberi non sono 188 ma 218′ e il 25 sara’ sciopero generale
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A pochi metri di distanza eppure così lontani. Sindacati e amministrazione viaggiano ormai su binari differenti. Giovedì mentre si consumava il consiglio comunale di Alessandria, nella sede della Cgil, qualche isolato più in là, i segretari confederali sventolavano i documenti relativi ai piani industriali delle aziende partecipate del Comune inviati da Palazzo Rosso a Roma. Silvana Tiberti, Alessio Ferraris e Aldo Gregori, tutti e tre schierati, hanno analizzato il documento intitolato ‘piani industriali delle aziende partecipate’ per ridefinirlo un ‘piano esuberi’. “C‘è di tutto in questo documento tranne il piano industriale – ha spiegato la segretaria Cgil, Silvana Tiberti. È solo un piano di esuberi in cui l’unica fantasia al potere è quella che prevede licenziamenti“. Una situazione che ha portato all’anatema nei confronti dell’assessore alla sostenibilità economica Matteo Ferraris: “sinceramente ci aspettavamo molto di più da un assessore con esperienza professionale in Confindustria. Forse ha imparato poco In realtà Ferraris ha presentato piani industriali senza nessuna consistenza strategica“. Il perché del veleno nei confronti dell’assessore è spiegato anche dalla valutazione delle strategie di azione dell’amministrazione: “non ha aperto nessun tavolo di interlocuzione con il soggetto interessato: la Regione Piemonte. Dalle verifiche informali che abbiamo fatto, nessuno di questa amministrazione ha aperto una trattativa con l’amministrazione regionale tale da capire come, cosa e con quale specificità si potrebbe affrontare la questione di Alessandria. Non è stato fatto nemmeno questo passaggio. Anche l’ultima azienda più sgangherata, noncurante dei lavoratori, si preoccupa di parlare con la Regione.” Sono però soprattutto i numeri a parlare, hanno spiegato Cgil, Cisl e Uil. Eppure, quelli portati a Roma rappresenterebbero un “prospetto minimalista rispetto a quanto dichiarato dall’assessore. I 188 esuberi indicati nel prospetto sono solo l’inizio – ha puntualizzato Silvana Tiberti. Il nuovo piano chiusura di Aspal per esempio non dice più 58 esuberi ma 68. A oggi, e solo per le aziende partecipate, possiamo dire che non siamo a 188 ma a 218.” Una situazione aggravata anche dagli esuberi in Atm. In tutto questo ci sarebbe una tutela dei lavoratori ridotta all’osso: “con le scelte che l’amministrazione intende percorrere Aspal, rispetto a qualunque altro lavoratore, è privata della possibilità di utilizzare appieno gli ammortizzatori sociali. Ciò che è peggio è che nemmeno il minimo è garantito. I dipendenti avranno solo 12 mesi di cassa integrazione”. La responsabilità dell’amministrazione, hanno rilevato le parti sociali, starebbe anche nell’assenza di dialogo con i sindacati visto che “sono stati rifiutati i piani industriali. Nel caso di Aspal i lavoratori hanno avuto molti incontri e non si sono fatte nemmeno le cose minime per risparmiare, come ad esempio una riduzione dei costi delle locazioni. L’azienda ha chiesto il trasferimento in locali del Comune e sono riusciti solo recentemente a trasferire in biblioteca l’informagiovani“. Poi l’altra stilettata: “i lavoratori in questo caso ci hanno detto che dal Comune avrebbero detto: ‘se volete proprio trasferirvi, sappiate che il trasloco deve essere fatto a costo zero’. Una situazione che ha portato i sindacati a sostenere che rispetto ai licenziamenti “non si è effettivamente voluto percorre alcuna strada alternativa”. Lo avrebbe dimostrato il caso Atm con cui era stato avviato un confronto sui piani industriali interrotto improvvisamente. “Il piano industriale di Atm, uscito il 4 giugno (da Atm però fanno sapere che il piano verrà approvato la prossima settimana ndr), dimostra che prima il Comune decide gli esuberi e poi le aziende si adeguano. Per dire che tutto si risolve licenziando – ha specificato ancora Silvana Tiberti.” Concetto rafforzato anche da Giuseppe Santomauro, Filt Cgil: “è paradossale che il Comune invii il 29 un finto il piano industriale a Roma con 50 licenziamenti quando il 4 giugno viene approvato il piano industriale del cda. Non è possibile che il Comune invii un piano industriale senza che il cda l’abbia ancora approvato e che non prevede nulla del piano approvato 5 giorni dopo“. In tutti questi ragionamenti “manca all’appello una spiegazione precisa del Comune di Alessandria rispetto a un bilancio che taglia le spese del personale dal 2012 al 2014 per 6 milioni di euro – ha precisato Silvana Tiberti. L’amministrazione deve dire cosa significano quelle cifre del bilancio stabilmente riequilibrato. Abbiamo seri dubbi sulla correttezza di quelle cifre iscritte a bilancio”.
Tutte queste ragioni hanno portato al chiaro messaggio delle parti sociali: “se questa città muore, muore per tutti“, frase riportata anche nella conferenza capigruppo del 28 maggio durante la quale i sindacati avevano invitato gli amministratori ad “assumere tutti la necessaria pressione su Roma per pagare i nostri debiti ma non per pagare prezzi umani ed economici“. Per questo Cgil, Cisl e Uil hanno invitato la maggioranza a lasciar perdere chi ha dichiarato il dissesto e chi l’ha provocato “e a sfruttare il clima per una larga intesa territoriale necessario a salvare Alessandria. Da quella riunione con i capigruppo siamo usciti un po’ ottimisti e un po’ sconfortati. Ottimisti perché abbiamo trovato accoglimento rispetto alla proposta fatta. Sconfortati perchè abbiamo visto la ‘maggioranza della maggioranza’ riottosa rispetto a questa posizione“. Quell’incontro però ha prodotto anche un risultato giudicato importante: “il 12 di giugno, con l’aiuto del presidente del consiglio provinciale, Giovanni Barosini, si terrà un confronto con il ministro D’Alia. Per noi sarà importantissimo, ma è bene precisare che Cgil, CISL e UIL si stanno muovendo anche per ottenere una presenza al tavolo interministeriale che, paradossalmente, noi avevamo sollecitato e da cui oggi siamo fuori”. Questa collezione di problemi ha portato i sindacati a una amara conseguenza, lo sciopero generale previsto per il 25 giugno “con un chiaro indirizzo: questa amministrazione”. La conclusione è velenosa: “certo che è una bella responsabilità scaricare solo su di noi la richiesta di salvare i lavoratori. Bella responsabilità per l’amministrazione ritirarsi dal percorso avviato.” “Sono stati presi in giro i lavoratori e i cittadini di questa città – ha raccontato Alessio Ferraris, segretario Cisl. Credo che abbiamo fatto tutti gli sforzi possibili e ne faremo ancora. Ad oggi parrebbero tutti vani ma se qualche risultato ci sarà da Roma, se qualche risultato scaturirà dall’incontro con il ministro D’Alia è perché i confederali si sono dati veramente da fare. Ci dicano cosa hanno fatto loro fino ad ora“. Un concetto rimarcato anche da Gianluca Di Blasi della Cgil: “nel documento si parla di esuberi e misure di sostegno, ma queste ultime in realtà sono molto scarse. Qui c’è il primo passo dell’amministrazione nei confronti delle partecipate. Non si tratta di piani industriali ma di chiusure che pregiudicano la disponibilità agli ammortizzatori sociali in deroga.” A questo punto inizia la battaglia e per questa ragione la settimana prossima potrebbero essere allestiti i primi accampamenti con una tenda piantata in piazza della Libertà, sotto Palazzo Rosso.