Lavoratori Inps mobilitati per difendere gli stipendi dai tagli alla produttivita’. Venerdi’ assemblea a Torino

Dopo una giornata di intense e partecipate assemblee in tutto il territorio nazionale, questo giovedì è scattato lo stato di agitazione del personale dell’Inps. Le federazioni del pubblico impiego di Cgil, Cisl, Uil, Cisal e i lavoratori sono infatti sul piede di guerra per i tagli alla produttività. Una sforbiciata, hanno denunciato i sindacati, che ammonta a oltre la metà delle risorse stanziate fino ad oggi e che falcerà via circa duecento-trecento euro dalle buste paga mensili dei dipendenti dell’Ente. Il taglio alla produttività è stato avvertito come ‘un nuovo pesante attacco’ nei confronti dei dipendenti dell’Inps, negli ultimi 10 anni, hanno ricordato i sindacati, già progressivamente ridotti da 40mila a 26mila. Nell’ambito delle iniziative di mobilitazione sindacale in atto, CGIL, CISL, UIL e CISAL hanno indetto per questo venerdì 4 ottobre, a partire dalle 10,  un’assemblea di tutto il personale Inps del Piemonte sotto la sede della Prefettura a Torino. In tutte le sedi della provincia di Alessandria saranno  quindi possibili interruzioni nei servizi all’utenza e chiusure degli sportelli.

Di seguito trovate il comunicato stampa inviato dai lavoratori Inps della provincia di Alessandria:

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Prima lo hanno mormorato, poi lo hanno ribadito ad alta voce e poi – alla fine – hanno deciso di scriverlo a chiare lettere a tutti: «L’Inps non può essere utilizzato come un bancomat da cui ogni governo preleva a piacimento, senza curarsi del ruolo importante e delicato che l’Istituto svolge in un momento così difficile, con disoccupazione e cassa integrazione alle stelle». Così, a muso duro, i dipendenti Inps della sede di  Alessandria e delle agenzie provinciali di Casale, Novi Ligure, Acqui Terme e Tortona, lo scorso 2 ottobre hanno approvato in assemblea – e all’unanimità – una mozione con cui dichiarano (a dire il vero, minacciano …) ogni possibile «iniziativa di lotta» utile a raggiungere il risultato. Quale? «Innanzitutto – ha spiegato Fabrizio Sala, Segretario Generale della Funzione Pubblica Cisl di Alessandria e Asti – come abbiamo scritto sia ai nostri vertici nazionali, sia a quelli regionali e locali, vogliamo far sapere ai cittadini che in un periodo di così grave sforzo da parte nostra, per poter essere davvero utili e vicini ai tantissimi lavoratori e pensionati in difficoltà si intende ridurre ulteriormente gli organici: già passati, in soli dieci anni, da 40 mila a 26 mila dipendenti». In effetti, a proposito di cittadini in difficoltà, basta davvero recarsi ogni mattina presso un qualsiasi sportello dell’Inps per assistere, non senza l’amaro in bocca, alle file interminabili costituite da centinaia di lavoratori italiani e stranieri che, nell’ultimo periodo, hanno perso il proprio impiego e che sperano – oltre di poter accedere alle forme di previdenza sociale previste – in qualche indicazione utile per riuscire a districarsi, almeno, dalla burocrazia. «Senza personale – prosegue ancora Fabrizio Sala – i nostri servizi perdono di qualità, di efficienza e i disagi, come al solito, finiscono per ricadere su chi è già in stato di estremo bisogno. Una guerra tra poveri, si potrebbe dire, dove però in prima linea: a rimetterci la faccia, insomma, sono i dipendenti dell’Inps». La faccia e parte degli emolumenti, giacché per l’Istituto presieduto da Antonio Mastrapasqua la Legge di stabilità prevede un taglio sui bilanci pari a 240 milioni di euro «Che si traduce in un conseguente taglio lineare sulle indennità di produttività – incalza ancora la sindacalista – pari a trecento euro in meno sulla busta paga  di ogni lavoratore Inps». Per protestare contro questa situazione definita «inaccettabile e mortificante della dignità professionale dei dipendenti», l’assemblea ha demandato alle rappresentanze  sindacali unitarie di indire lo stato d’agitazione generale, che comporterà forti disagi all’utenza già da oggi, 4 ottobre. «Insieme alle principali sigle sindacali, infatti – precisa Sala – abbiamo deciso di riunirci in assemblea sotto la prefettura di Torino per tutta la durata della giornata lavorativa. Mi rendo conto che questo potrà essere visto come una beffa da parte di chi, purtroppo, un lavoro da cui astenersi non ce l’ha più, o non ce l’ha ancora – conclude il sindacalista – ma il nostro scopo è proprio quello di spiegare ai cittadini quanto potremmo essere loro maggiormente utili in questo momento di crisi e di come, invece, siamo messi nell’impossibilità di operare al meglio per assicurare all’utenza un servizio adeguato e, visto che lo pagano coi loro soldi, soprattutto, dovuto».