Questo giovedì sarà sciopero dei bancari. I motivi della protesta, ha spiegato in un comunicato la Fiba Cisl, sono riconducibili alla disdetta anticipata da parte dell’ABI (ben 10 mesi prima del termine) del contratto nazionale che scadrà a metà del prossimo anno, ma soprattutto al mancato accordo per il rinnovo del fondo esuberi, unico ammortizzatore occupazionale del settore, peraltro interamente finanziato da aziende e lavoratori.

A questo proposito Patrizia Robotti, Segretaria Provinciale della FIBA/CISL di Alessandria e Asti ritiene “gravemente offensivo ed irresponsabile l’atteggiamento dei banchieri che, dopo essersi premiati con trattamenti economici e buonuscite fiabesche, hanno lasciato che il mondo del credito venisse travolto da scandali di enorme risonanza, vedi Monte dei Paschi Siena, e da sofferenze creditizie in massima parte dovute a scelte nefaste da parte del management. Questo è potuto avvenire malgrado i ricchi finanziamenti che la BCE ha erogato in questi anni alle banche italiane”. E precisa: “Gli istituti di credito, anziché usare questi denari per ristrutturarsi da un lato e dare credito ad aziende e famiglie dall’altro per far ripartire l’economia, hanno preferito comprare a man bassa titoli di stato, smettendo così di alimentare il ciclo economico del nostro Paese, cosa che chiunque può facilmente costatare”.

Rincara la dose la Segretaria Regionale Marta Mancuso: “Oggi viene richiesto ai lavoratori di pagare per disastri prodotti dai vertici aziendali, non certo dagli operatori di filiale o degli uffici. Si sceglie la via apparentemente più semplice, quella del taglio del costo del lavoro e delle tutele occupazionali, per non mettere mano a un sistema bancario ormai inadeguato a raccogliere le sfide del futuro. Non si interviene invece, come sarebbe assai più necessario e produttivo, sul miglioramento dei modelli di servizio, la semplificazione delle strutture aziendali, il lancio di prodotti più adeguati alle esigenze della clientela. E, prima ancora di tutto, ad un drastico ridimensionamento dei trattamenti del top management, che da soli valgono il costo di migliaia e migliaia di lavoratori “normali”. Su questo tema la FIBA/CISL ha lanciato da mesi un’iniziativa di raccolta firme per mettere un tetto agli emolumenti dei top management: “E’ ora di dire basta a questo scandalo, è ora di rilanciare il tema dell’equità anche nel nostro settore.”

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Aggiunge infine Marco Ciani, Responsabile FIBA/CISL in Intesa Sanpaolo, il maggiore gruppo creditizio italiano: “E’ importante per tanti motivi che i lavoratori del settore comprendano le ragioni della mobilitazione e aderiscano allo sciopero in massa. Questa volta non lottiamo per stabilire solamente i livelli retributivi e di tutele, ma soprattutto ci batteremo per mantenere un sistema di relazioni industriali che continui a garantire la tenuta sociale della nostra categoria”.

Contratto e ammortizzatore di settore sono un unicum che va preservato. L’alternativa – insiste – è la precarizzazione di massa dei bancari che non è più da tempo l’isola felice che molti stereotipi comuni ancora dipingono. Lo ripeto per tanti nostri clienti che ancora faticano a distinguerci dai banchieri, cioè da quelli che siedono ai vertici. A loro chiediamo di comprendere le nostre ragioni e di sostenerci in questa battaglia contro un sistema che non ci piace e che finisce per penalizzare tanto i lavoratori che i correntisti. In conclusione verrebbe da dire, con una frase un po’ stereotipata, non esistono più i bancari di una volta”.

Anche per questa categoria si profila dunque un periodo di difficoltà e di lotte per la sopravvivenza. Il primo assaggio lo si avrà tra qualche giorno, con la chiusura degli sportelli, ma il confronto si preannuncia già lungo e tutto in salita.

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Sull’argomento netta la posizione anche di Marina Taverna, Coordinatore Provinciale Federazione Autonoma Bancari Italiani: “L’ABI (Associazione Bancaria Italiana) ha presentato, dieci mesi prima della scadenza naturale, la disdetta del CCNL dei bancari e anche se alcuni banchieri, come Federico Ghizzoni, Amministratore Delegato del Gruppo Unicredit, avrebbero avuto intenzione di riaprire il dialogo al Tavolo e di trovare delle soluzioni condivise, ma in  funzione della banca che cambia forte e determinata è stata in tal senso la posizione comunque, votata poi all’unanimità, di Francesco Micheli, Vice Presidente dell’ABI e Chief Operating Officer del gruppo IntesaSanPaolo.
Citando testualmente la lettera consegnata dall’ABI alle Organizzazioni Sindacali “per le banche la caduta di redditività si conferma significativa e insostenibile”, si rendono  d’obbligo le considerazione su  bonus e retribuzioni dei manager, che in numero esagerato affollano gli organismi  societari dei gruppi bancari, sull’avvicendamento ai vertici di IntesaSanPaolo, dove per frizioni interne al Gruppo, ad Enrico  Cucchiani, che ha lasciato il posto di Amministratore Delegato a Carlo Messina, ex Direttore Generale Vicario, è stata assicurata la prosecuzione del rapporto di lavoro per sei mesi, per permettergli di raggiungere i diritti AGO, come da contratto, secondo le dichiarazioni della Banca e al quale è stata riconosciuta una buonuscita da capogiro  dopo solo ventuno  mesi dalla nomina e il cui diverso impiego avrebbe permesso la creazione di oltre  trecento  posti  di  lavoro,  sull’enorme  quantità  di  denaro  investito  per  le  consulenze  esterne, sulle scelte discrezionali degli impieghi ecc.

Il  Sindacato  ritiene  che  sia  stata  una  strumentazione  politica  per  fare  pressione  sul  Governo  affinché diminuisse la pressione fiscale sulle perdite su crediti, allineandola a quella degli altri Paesi europei. Alla luce di tutto questo, non si discutono i dati, ma il modo in cui vengono interpretati, con l’unico intento di penalizzare i lavoratori, che benché vengano definiti dall’ABI “addetti le cui competenze e professionalità non  risultano  più  coerenti  con  l’attuale  modo  di  fare  banca”,  hanno  permesso  al  sistema  bancario  di crescere e di raggiungere in questi anni redditività elevatissime e che ora, effettivamente, si preoccupano di continuare  a  svolgere  il  proprio  lavoro  con  l’attenzione  e  l’eticità  che  da  sempre  hanno  riservato  alla clientela,  ponendo  il  “cliente”  e  quindi  la  comunità  in  un  ruolo  centrare  e  non  secondario  rispetto  al raggiungimento di obbiettivi reddituali. Sciopereremo e sarà l’inizio di un lungo percorso che avrà come finalità, non solo il mantenimento del CCNL e  quindi  della  tutela  dei  lavoratori  di  categoria,  ma  dei  sistemi  di  Welfare,  dei  sacrifici  comuni  volti  a garantire un ammortizzatore sociale che li accompagnasse ad una dignitosa uscita dal lavoro in attesa della maturazione dei diritti pensionistici, senza gravare socialmente,  agevolando le banche in quella corsa alla riduzione dei costi che ha sempre e solo interessato i salari dei lavoratori e non delle strutture  manageriali, ma anche della dignità che è insita nel lavoro stesso, non ponendo l’individuo solo davanti al potere politico ed economico.”