ALESSANDRIA – Nuovo confronto tra il movimento Non Una di Meno e l’amministrazione comunale di Alessandria. Sul tavolo la richiesta di uno spazio dedicato alla promozione dei valori femministi e contro la violenza di genere, sottoscritta da più di 3100 cittadini che hanno firmato l’appello, firme consegnate a Palazzo Rosso la scorsa settimana. Il movimento alessandrino ha anche proposto agli assessori alle Pari Opportunità e al Patrimonio Cinzia Lumiera e Giovanni Barosini alcuni luoghi, ad oggi chiusi, che potrebbero ospitare il progetto: dal Punto D in via Parini, al quartiere Cristo, all’ex asilo nido in via Tonso, al quartiere Europa. Entro fine mese l’amministrazione di Alessandria darà una risposta.

“Un altro spazio, anche se in questo caso di proprietà privata, potrebbe essere ad esempio la Banca d’Italia, tra via Dante e piazza della Libertà” ha aggiunto ai microfoni di Radio Gold Marta Pampuro, di Non Una di Meno “saremmo anche disposte a contribuire alla riqualificazione di questi spazi, compatibilmente con le nostre risorse. Abbiamo ribadito che non vogliamo una semplice sede, ma qualcosa inedito, di nuovo, che ad Alessandria non esiste: un punto di riferimento per le donne e che coinvolga il maggior numero di persone e associazioni che si occupano di combattere la violenza di genere. La risposta dell’amministrazione, per quanto più disponibile rispetto al primo incontro di aprile con l’assessore Ciccaglioni, è stata piuttosto vaga. I due assessori hanno detto che le nostre richieste saranno prese in considerazione. Ora dobbiamo solo aspettare, siamo contente che è stata ripresa in mano una situazione che sembrava essere stata accantonata. Ringraziamo di cuore chi ha partecipato alla raccolta firme. Questo è stato, secondo noi, l’ago della bilancia che ha convinto l’amministrazione a riprendere in mano il tema. Si sono resi conto che poniamo un’esigenza condivisa da tante e da tanti.”

Nel leggere il programma di Non Una di Meno ci sono elementi che non condivido affatto e non posso, quindi, sostenere il loro progetto politico” ha prima precisato l’assessore alle Pari Opportunità Cinzia LumieraNon posso sostenere la posizione di chi vuole cancellare i valori tradizionali come la famiglia o la sacralità della vita chiedendo il pieno accesso a tutte le tecniche abortive, oppure, ancora la cancellazione del genere maschio e femmina perché si pensa che il sesso si debba autodeterminare e, non ultima, l’idea del permesso di soggiorno europeo incondizionato e illimitato svincolato da famiglia, studio lavoro o reddito”. “Diversa è la richiesta sociale – ha continuato Lumiera – sottoscritta da più di 3100 donne per avere una “Casa delle Donne”: l’amministrazione Comunale non può ignorare una petizione sottoscritta da numerose cittadine. Per questa ragione la proposta verrà portata in Giunta, alla stregua di tutte le altre che giornalmente ci pervengono, dove verrà valutata la possibilità di accoglimento della richiesta, come per tutte le altre istanze pervenute da diverse realtà territoriali”.

“Faremo una valutazione degli spazi che abbiamo e nel caso ci sia la disponibilità, ci muoveremo con trasparenza come abbiamo fatto con le altre associazioni che hanno avanzato richiesta – ha aggiunto l’assessore Giovanni Barosini – “C’è una lista di attesa da rispettare perché ci sono molte altre realtà, in lista da tempo e che vantano gli stessi diritti e doveri. La Giunta entro fine mese valuterà la richiesta a cui darà seguito, se possibile, con i principi dettati dal Regolamento comunale, sottolineando il fatto che, come per le associazioni, anche il Movimento ‘Non una di Meno’, sarà tenuto a pagare un “canone” per gli spazi occupati.”