Bus linea 2 sovraccarico
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ALESSANDRIA – Dopo due anni di gestione, prevalentemente privata di Amag Mobilità (per l’85% di Line S.p.A del Gruppo Star e per il 15% del Comune) il giudizio del Movimento 5 stelle è ferocemente negativo. In una lunga lettera i grillini hanno elencato i problemi nella gestione del trasporto pubblico con ripercussioni sui cittadini e sui lavoratori.

Secondo il Movimento infatti “quotidianamente vengono segnalate le soppressioni di diverse corse di alcune linee urbane. Un disservizio causato dalla carenza di personale e di mezzi con un grave danno a migliaia di utenti”, in difficoltà nel pianificare gli spostamenti. Tutto questo per un parco mezzi ritenuto insufficiente, “nonostante l’acquisto di mezzi nuovi e usati“. Una situazione che, accusa il Movimento, costringe alcuni autisti all’impiego di mezzi definiti “non idonei con conseguente “contestazione tramutata in sanzione per chi si rifiuta di salire sul veicolo” in questione.

Per l’azienda però, ha spiegato il Direttore Franco Repossi, sarebbe evidente il cambio di ritmo rispetto al passato a cominciare dal rinnovo del parco mezzi, “grazie ai 10 veicoli nuovi pagati da Amag Mobilità in autofinanziamento visto che ancora oggi ben sei di quei veicoli non hanno ancora visto un euro di risorse pubbliche nonostante siano ammessi a finanziamento.” “Basterebbe – ha spiegato Repossi – che tutto il mondo della politica, compreso il Movimento5 stelle, si adoperasse per far arrivare quel denaro e potremmo ampliare molto più velocemente il parco mezzi“. Il direttore di Amag Mobilità ha anche respinto le accuse di utilizzo di mezzi non idonei, come sostiene invece il Movimento 5 stelle. Repossi infatti “esclude categoricamente la circolazione di mezzi che non abbiano certificazioni idonee dal punto di vista legale“. Anche sull’accusa di provvedimenti disciplinari nei confronti dei lavoratori relativi ai mezzi utilizzati sarebbe stato “comminato un solo provvedimento, neanche reso esecutivo” sulla base di considerazioni ritenute corrette dalla società.

Resta aperta la questione dei bus strapieni, come sostiene il Movimento 5 stelle. Una situazione che si verifica all’uscita dalle scuole e rappresentata dai grillini attraverso foto e video, intenzionati a segnalare un enorme disagio continuamente ignorato. Eppure, sostengono i pentastellati, sarebbe sufficiente “incrementare il numero di corse negli orari cruciali“. Un potenziamento al momento inattuabile per l’azienda “che deve osservare un contratto“. In pratica l’Agenzia di Mobilità Piemontese ha disposto un piano che deve essere modificato dalla stessa agenzia. Peraltro, ha aggiunto Repossi, al Comune “era stata presentata una riorganizzazione della rete che consentirebbe risposte ad alcune delle problematiche sollevate ma non compete solo a noi attuarlo. Il Comune si sta adoperando per farlo ma i tempi tecnici non dipendono da noi“.

Diversità di vedute anche sui furbetti del biglietto. Il Movimento 5 stelle, grazie agli attivisti, avrebbe appurato che “ben il 35 per cento degli utenti non paga (2.500.000 utenti l’anno paganti), per un totale di circa 800 mila corse scroccate ogni anno“, una questione forse aggravata dalle difficoltà di reperibilità dei biglietti nelle tabaccherie e nelle edicole. Ma anche su questo tema la società dissente, senza dare percentuali. “Noi – ha puntualizzato Repossi – abbiamo preso un nucleo di sei persone impegnate quotidianamente nelle verifiche lungo differenti linee“. Ma il Direttore di Amag Mobilità ha anche aggiunto che le ulteriori verifiche sono avvenute attraverso un team esterno per verificare la percentuale di evasione, a dimostrazione “dell’attenzione al tema“. Di sicuro, ha concluso Repossi, la percentuale di evasione è decisamente inferiore alle stime fatte dal Movimento 5 stelle.

Infine sulle tematiche lavorative il Movimento 5 stelle imputa all’azienda un peggioramento retributivo con “i lavoratori che aspettano da 2 anni un contratto integrativo aziendale con in più, da aprile 2017, una riduzione mensile della retribuzione di circa 150euro, nonostante i bilanci aziendali siano in attivo“. Ma anche su questo per l’azienda non ci sarebbero responsabilità visto che l’ipotesi di accordo integrativo oggetto di referendum non è stato accolto per due voti costringendo all’applicazione del contratto collettivo nazionale “poiché senza contratto non è possibile rimanere“. In più da quando il referendum è stato bocciato l’azienda “non ha ricevuto proposte alternative dalle organizzazioni sindacali“.