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NOVI LIGURE – Non si è fatta attendere la reazione di Gian Paolo Cabella, finito nel registro degli indagati nell’ambito dell’inchiesta sulla bancarotta di Atm, nel 2016. L’attuale sindaco di Novi è stato presidente della partecipata alessandrina dal 2011 al 2013.

“In tale periodo ho sempre manifestato, con tutta la forza possibile, all’azionista di riferimento, il Comune di Alessandria, lo stato della situazione finanziaria deficitaria di liquidità per i mancati pagamenti, da parte dello stesso socio, degli oneri derivanti dai regolari contratti di servizio in essere: per il trasporto in tutte le sue forme, il controllo della sosta e la gestione della segnaletica per conto del Comune”.

“Nonostante tale situazione determinata dal socio proprietario, con il valido aiuto del Consiglio di Amministrazione sono riuscito a contrarre i costi di gestione, tanto da chiudere in pareggio il conto economico per l’esercizio 2011; d’altronde l’imperativo dell’Azienda è sempre stato quello di garantire la continuità di un servizio pubblico essenziale per la città”.

“Nelle stesse azioni di contenimento, tra l’altro, ho chiuso gli uffici situati nel parcheggio di Via Parma, affidato all’azienda dal Comune, troppo onerosi per i costi di manutenzione, disponendo il trasferimento del gruppo degli ausiliari del traffico presso i locali di Lungo Tanaro Magenta, sede ufficiale dell’Azienda”.

“Dopo il dissesto dichiarato dall’Amministrazione Comunale di Alessandria, le mie iniziative furono sempre rivolte al mantenimento degli ingenti crediti vantati nei confronti del socio proprietario, al fine di salvaguardare l’integrità del patrimonio aziendale, fino a quando tutto il Consiglio di Amministrazione fu sostituito per scadenza imminente del mandato. Da allora altri soggetti gestirono l’Azienda”.