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VALENZA – A Valenza continua a tener banco la questione sull’istituzione del Museo del Gioiello. Un’esposizione permanente per celebrare il lavoro degli orafi valenzani di cui si parla ormai da 30 anni, da quanto ovvero esiste l’associazione Amici del Museo che sta portando avanti una battaglia per la sua creazione. L’ultimo scontro è avvenuto sui banchi del consiglio comunale per voce dei consiglieri leghisti Maurizio Oddone e Paolo Patrucco che hanno portato un’interrogazione proprio su questo tema. Un “argomento complesso e annoso“, come ha spiegato la vicesindaca Costanza Zavanone con un comunicato in risposta all’interrogazione.

Zavanone ha voluto ribadire come in 30 anni “nessuno è riuscito ad istituire a Valenza un Museo del Gioiello. Neppure la passata Amministrazione dove si trovano i consiglieri Oddone e Patrucco. Questo malgrado l’appoggio dell’allora Ministro dei beni culturali Bondi, venuto a Valenza ad appoggiare la vostra campagna elettorale“. La vicesindaca ha voluto porre poi l’accento su quanto realizzato dall’amministrazione comunale a guida Pd negli ultimi tre anni.

Prima di tutto “abbiamo iniziato una raccolta sistematica di memorie costituite da elementi utili a edificare una base culturale documentata, di cultura del lavoro, indispensabile all’istituzione di un museo che sia effettivamente in grado di operare quella sintesi utile a essere proiettata nel futuro. A tal fine il ricchissimo materiale raccolto pazientemente nel tempo dagli Amici del Museo è per noi una miniera unica“. In secondo luogo Zavanone ha spiegato che con la “costruzione del sito archiviorafivalenza.it abbiamo aperto a tutti gli effetti un museo virtuale del gioiello valenzano, liberamente visitabile a livello internazionale” dato che i testi sono sia in italiano che in inglese.

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Il sito è stato realizzato anche grazie all’erogazione di fondi sia regionali sia della Fondazione della Cassa di Risparmio di Alessandria. A questo si deve aggiungere la Biblioteca Comunale di Valenza considerata una delle più fornite d’Italia sul tema. “Lavorare nella direzione di un Museo del Gioiello Virtuale ci ha permesso, come è facile intuire, di operare in uno spazio relativamente libero e quindi di accelerare molti aspetti della realizzazione del progetto. Ma resta il fatto incontestabile che il Museo Virtuale è oggi uno strumento insostituibile di relazione con il contesto internazionale a cui Valenza si rivolge e come tale proiettato nel futuro“, ha aggiunto poi Zavanone. Se però l’obbiettivo resta “la costituzione di un luogo fisico espositivo è importante invece riflettere sul fatto che le difficoltà di carattere logistico, economico, organizzativo, etc., sono di tali dimensioni (considerando che si tratta di esporre gioielli e non semplici attrezzi di lavoro) da spiegare anche il fatto che in Italia non esista nessun museo civico dell’oreficeria. Il Museo di Vicenza è infatti in collaborazione con una società privata e gli altri esistenti sono aziendali“.

La giunta comunale starebbe comunque valutando la creazione di un museo fisico per collocare l’immensa raccolta degli Amici del Museo. “Il centro di documentazione propedeutico al museo è stato individuato nell’antico e bel complesso del convento di S. Domenico, nel cuore del centro storico che intendiamo valorizzare, noto come ex scuola Carducci. Sulla facciata di via IX Febbraio è quasi pronta la sistemazione del portichetto in cui sarà allestito un esempio di laboratorio di primo ‘900. Nel bel chiostro interno è prevista la sistemazione di alcune macchine storiche usate nella produzione orafa, come quelle già in esposizione permanente al Centro Comunale di Cultura, mentre in altri locali si costituirà un vero e proprio archivio, che darà un ordine scientifico al numeroso materiale aziendale conservato“.

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