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ALESSANDRIA – Sulla mozione Abonante si è verificata una vera e propria spaccatura all’interno del Pd di Alessandria. La richiesta di un taglio su base volontaria del 30% degli emolumenti di giunta e consiglio comunale ha fatto emergere due diverse linee di pensiero all’interno del partito di centrosinistra, evidenziate anche da un fitto botta e risposta di qualche giorno fa su Facebook. Da una parte, l’ex assessore al Bilancio Giorgio Abonante punta a dare un segnale ai cittadini, a fronte delle sforbiciate imposte dal piano di riequilibrio, mentre dall’altra la vicina di scranno, Vittoria Oneto, ex assessore alla Cultura, paventa il rischio di sfociare nella demagogia. A fianco di Abonante si sono schierati gli altri colleghi in consiglio, Rita Rossa, Paolo Berta ed Enrico Mazzoni, mentre Oneto è stata appoggiata dal segretario cittadino Rapisardo Antinucci.

“Innanzitutto preciso che ho presentato questa mozione a titolo personale e l’ho fatto 10 mesi fa, in un contesto ben preciso, per questo rigetto la definizione di approccio demagogico” ha sottolineato Giorgio Abonante “mi riferisco al periodo durante il quale Alessandria doveva ancora approvare il piano di riequilibrio. Basti pensare, ad esempio, che il taglio ipotizzato sarebbe stato temporaneo, fino all’approvazione del rendiconto 2019. Insomma, prima di commentare una mozione occorrerebbe leggerla. A mio avviso darebbe un segnale ai cittadini, in particolare ai fornitori del Comune di Alessandria, che si sono visti decurtare del 5% dei finanziamenti unilateralmente”.

“La mia posizione è stata chiara da subito” ha precisato Vittoria Oneto comprendo le motivazioni di Abonante ma non le condivido. Trovo questa mozione inutile perché, siccome è su base volontaria, di fatto chi vuole già può rinunciare al gettone o, come hanno fatto diversi consiglieri anche in passato, devolvere i gettoni di presenza a una determinata destinazione. Ricordo che, ad esempio, Renzo Penna, si destinava alla Biblioteca Civica. Insomma, chi vuole lo può già fare, vale anche per la giunta. E poi, a mio avviso, partecipare ad altre commissioni di cui non si è membro già vuol dire rinunciare al gettone. Io lo faccio e evito di partecipare a quelle sedute che non ritengo utili, come è capitato spesso con le ultime Commissioni Cultura. Insomma, a mio avviso i cittadini ci devono valutare non in base a una nostra eventuale rinuncia ma rispetto a quello che facciamo. Stiamo parlando, inoltre, di cifre molto basse: 25 euro lordi per una seduta di consiglio comunale o di commissione. Le risorse si recuperano in un altro modo, evitando sprechi, come ad esempio gli investimenti fatti dalla scorsa amministrazione sul Comunale, che ora necessita di ulteriori fondi per rimettere a posto zone tornate agibili qualche anno fa, come la Sala Zandrino. Questo fa arrabbiare i cittadini, non i 25 euro di un consigliere. Sarebbe come dire che la politica si può fare gratis e su questo non sono d’accordo. Per questo la mozione Abonante si può definire demagogica. Se si votasse io voterei contro. I consiglieri comunali di Alessandria, inoltre, percepiscono già un gettone al minimo, che potrebbero per legge aumentare: cosa che, giustamente, non è stata fatta. Capisco il mio collega Abonante quando dice di dare un segnale ai cittadini ma anche io sono una cittadina di Alessandria e subisco anche io gli effetti di questo periodo di crisi. A questo punto, paradossalmente, per arrivare a calcolare il 30% di 25 euro sarebbe meglio rinunciare del tutto al gettone”.

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“Se Vittoria propone in aula di rinunciare totalmente al gettone di presenza io dico sì” ha ribattuto con un sorriso Abonante “io non ho preso il gettone da marzo a novembre dello scorso anno. Ora lo percepisco decurtato del 30%, per scelta personale. Cifre basse? Alla fine, se il taglio fosse del 30% si accumulerebbero dai 100 ai 120 mila euro all’anno e sarebbero diverse le destinazioni dove girarli: il rifacimento della Sala Zandrino al Comunale, un supporto ad Asl e Arpa per la seconda parte dell’indagine epidemiologica a Spinetta, la ristrutturazione di case popolari. Insomma, si tratterebbe di una scelta di carattere etico/politico ma anche concreta. Rigetto, quindi, l’accusa di demagogia, con più forza ancora se arriva dal mio partito, un fatto molto grave”.

Le parole di Giorgio Abonante su Radio Gold Tv

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Abonante ha poi attaccato apertamente i vertici del Pd alessandrino, auspicando un cambiamento al prossimo congresso: “Una spaccatura con la attuale segreteria c’è, è evidente. Spero che le cose cambino, occorre vivacizzare il dibattito anche a livello cittadino. Quale tema ha proposto finora il Pd per stimolare l’opinione pubblica? Nessuno! Non mi sono sentito supportato da questa segreteria: basti pensare al Piano Urbano della Mobilità Sostenibile. Gli undici emendamenti che ho proposto sono stati scritti solo da me, con la collaborazione di alcuni cittadini. Il Partito Democratico non si è mai interessato. Mi hanno dato del populista, ma preferisco un populismo “propositivo”, inteso come coinvolgimento della gente nelle scelte, rispetto a questa inerzia”.

“Il Pd è un partito libero e questo dibattito è una grande ricchezza, non è un segnale di allarme ha commentato sempre a Radio Gold il segretario del Pd di Alessandria Rapisardo Antinucciè una cosa comune a tutti i livelli del Pd. Nella Lega, in Forza Italia o Fratelli d’Italia queste situazioni non esistono. E non penso che, all’occhio dei cittadini, questa divisione depotenzi l’azione del partito. Il mancato appoggio ad Abonante sul Pums? Non è così, e comunque non voglio entrare nel merito. Il fatto è che Giorgio Abonante non si rapporta col partito: è una bravissima persona, capace, ma che tende a fare prima le cose e poi informare il partito, non si fa così. Comunque il congresso cittadino si terrà il prossimo mese e io mi ricandiderò. Chi non condivide la mia gestione si può candidare liberamente. Ben venga il dibattito. Ad Alessandria ci sono opinioni diverse e il congresso è il luogo ideale per sollevare i problemi: e poi chi vince governa e chi perde si impegna a dare una mano, come dovrebbe accadere sempre”.

“La mozione Abonante? Parliamo di cifre piccole che non spostano nulla” ha concluso Antinucci “Chi fa attività politica deve comunque avere un compenso, che sia equo e sobrio. Altrimenti farebbero politica solo i dipendenti pubblici o i pensionati, che hanno una entrata fissa: nessun libero professionista si metterebbe fare il consigliere comunale, perché il suo lavoro ne risentirebbe. Il segnale è fare bene il proprio lavoro, non decurtarsi il gettone. Altrimenti si sfocia nella demagogia: si fa percepire ai cittadini il fatto che il politico sia un peso, una persona che ruba lo stipendio, e non è così”.