Riforma sanitaria: dopo il confronto col direttore generale, l’acquese e il tortonese continuano a difendere i presidi dal declassamento
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PROVINCIA – La riforma sanitaria in Piemonte torna al centro del dibattito politico in provincia dopo l’incontro di questo lunedì in Comune ad Alessandria del direttore generale della Sanità regionale, Fulvio Moirano, con i sindaci dei centri zona. Il dirigente è entrato nei dettagli della riforma che, come richiede al Piemonte il tavolo tecnico nazionale, prevede la riduzione da 12 a 7 DEA (dipartimento emergenza e accettazione, ndr) di secondo livello e da 27 a 12 DEA di primo livello.

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Ricordiamo che per l’alessandrino l’Ospedale Santi Antonio e Biagio e Cesare Arrigo di Alessandria resterà la struttura principale, il cosiddetto hub, con tutte le specialità. Gli ospedali di Novi Ligure e Asti saranno i Dea di primo livello, così come Casale, anche se per la città monferrina sarà da valutare il mantenimento del DEA di I livello entro il 31/12/2015. Ovada, infine, sarà considerato ospedale in area disagiata, con pronto soccorso, medicina e chirurgia ambulatoriale.

Contro il declassamento a ospedali di base dei presidi di Acqui e Tortona, con la conseguente sparizione dei reparti di cardiologia e rianimazione, i Comuni dell’acquese e del tortonese, in particolare, sono pronti a fare ricorso al TAR.

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Solo ad Acqui, in particolare, sono state anche raccolte quasi 18.500 firme contro la riforma, mentre Tortona è pronta a scendere in piazza con una fiaccolata. “Se così fosse un infartuato ad Acqui dovrebbe attendere almeno due ore prima di essere ricoverato, vista la lunghezza del tragitto che dovrebbe compiere l’ambulanza da Alessandria a Acqui per portarlo in ospedale” ha ricordato il sindaco termale Bertero “in caso di morte sarei pronto ad avviare una denuncia penale per omicidio. Servono tagli, sì, ma non lineari” ha continuato Bertero “cosa serve, ad esempio, la divisione ASO e ASL?. E poi l’Ospedale di Alessandria non si può permettere di inglobare altre strutture, già così è al collasso. L’unica è che il ministero della Salute acquisti il Carcere Don Soria, che è vicino all’ospedale civile” ha chiosato in modo sarcastico Bertero.

Il direttore generale Moirano, ha ricordato ancora Bertero, è parso più possibilista con l’ipotesi di investire ad Acqui per un centro di eccellenza per riabilitazione degli infartuati. Sarebbe un modo per la Regione di risparmiare.”

Lunedì prossimo, infine, è già stato programmato l’incontro dei primi cittadini con l’assessore regionale Saitta.

“Arrivati a questo punto, in cui l’incertezza regna sovrana, riteniamo necessario sostenere politicamente tutti i ricorsi al Tar contro questa delibera vergognosa che sta ridisegnando la sanità in Piemonte senza alcun confronto con territorio, amministrazioni locali e dipendenti” ha detto infine Paolo Mighetti, consigliere del Movimento 5 Stelle.