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PIEMONTE – “Una positiva sintesi delle necessità esposte“. Le organizzazioni sindacali del comparto sanità Fp Cgil, Cisl Fp, Uil Fpl, Nursing Up, FSI Usae e Fials e le sigle della Dirigenza Fp Cgil, Federazione Cisl Medici, Uil Fpl hanno commentato così l’intesa trovata giovedì con la Regione rispetto alla suddivisione delle risorse aggiuntive statali e regionali. 

Le risorse saranno distribuite per il 75 per cento, pari a oltre 41 milioni di euro, al personale del Comparto e per il 25 per cento, pari a oltre 13 milioni di euro, al personale della Dirigenza.

Una corretta suddivisione delle somme derivanti dal decreto legge e di quelle messe a disposizione dalla Regione Piemonte” hanno sottolineato le organizzazioni sindacali “sulla quale auspicabilmente a breve verranno concluse le trattative per le modalità contrattuali di corresponsione ai singoli lavoratori. Questo accordo rappresenta di fatto un primo e importante riconoscimento per riconoscere economicamente il rischio e il disagio affrontato dalle lavoratrici e dai lavoratori del servizio sanitario regionale nel corso dell’emergenza coronavirus”. 

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Spiace invece constatare che altre sigle sindacali, non firmatarie dell’accordo, abbiano ritenuto opportuno strumentalizzarlo per alimentare una stucchevole polemica, che chiaramente non fa gli interessi di tutti i lavoratori della sanità pubblica piemontese. Di certo noi, come rappresentanti dei lavoratori, in questi mesi non siamo mai stati teneri nei confronti della gestione dell’emergenza da parte della Regione“. 

“In tal senso riteniamo che questo primo positivo accordo per il personale della sanità possa rappresentare un tangibile riconoscimento della professionalità e abnegazione che i professionisti sanitari hanno profuso per il contrasto al virus. Il lavoro è ancora tanto, gli obiettivi, per noi, rimangono gli interventi strutturali nelle buste paga che devono diventare permanenti, cancellando ad esempio le incongruenze per il pagamento delle indennità malattie infettive, che in questi giorni stanno facendo tanto discutere. Le altre battaglie le affronteremo, come sempre, una alla volta, nelle prossime settimane. Chi invece vuole individuare lavoratori del comparto sanità di serie A e di serie B, o peggio ancora chiede la sottoscrizione di accordi economici sulla base delle aliquote Irpef, cercando divisioni in chi ha o chi avrebbe più o meno diritti, sbaglia, e di grosso, l’approccio politico a una questione che dovrebbe invece unire i diritti di tutti i lavoratori a prescindere dai profili professionali. Perché negli ospedali, con divisa e camice addosso e davanti ai malati, siamo tutti, sempre e solo una cosa sola: professionisti che combattono, mettendo anche a rischio la propria vita, per la salute dei cittadini”.

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