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PIEMONTE – “Non chiediamo la luna, la nostra è una ordinanza di buon senso“. Il presidente del Piemonte Alberto Cirio ha replicato alla ipotesi ventilata oggi dal Ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina rispetto a una possibile impugnazione dell’ordinanza regionale che chiede alle scuole di verificare se la famiglia dello studente abbia misurato la temperatura al proprio figlio.

“Il tema è oggetto di confronto” ha sottolineato il Governatore piemontese “mi spiace che ci sia la volontà di impugnare la nostra ordinanza. Noi abbiamo lavorato dal primo giorno: la nostra richiesta è che siano le scuole, lo Stato, a misurare la febbre, come avviene in tutti gli uffici pubblici. Perché a scuola questo non deve accadere? Tutto questo non ha senso. Per noi questo meccanismo non è sufficiente, serve un controllo efficace. E non è vero che non ci fidiamo delle famiglie, come ha insinuato l’Ufficio scolastico regionale. Noi ci fidiamo, ma basta che una famiglia negazionista si rifiuti di misurare la febbre al figlio per creare un danno enorme. Il nostro è un meccanismo di buon senso, venga scritto sul diario anche solo un “No Febbre”, ma occorre un controllo. Magari non hanno capito la nostra ordinanza. Non è affatto una provocazione. Si facciano tutte le verifiche prima che il bambino sia seduto nel banco. Il mondo medico scientifico ci ha dato ragione, questo è una forma di tutela. Se il bambino arriva senza la temperatura misurata secondo noi spetta alla scuola provvedere. Alla terza volta che non ha misurato la febbre si parla con la famiglia. Ci hanno detto che è una ordinanza tardiva? Lo chiediamo da mesi. Per questo abbiamo stanziato 500 mila euro per i termoscanner. L’inizio della scuola non si estrae a sorte, si sapeva che a settembre si cominciava. Rivendichiamo le nostre posizioni con grande rispetto istituzionale e fermezza”. 

“Sul tema del personale, poi, siamo preoccupatissimi ha concluso Cirio “deciderò la prossima settimana se partecipare alla manifestazione degli studenti del 27 settembre. Vero che in tutti gli anni si è sempre partiti con qualche migliaio di cattedre in meno, ma oggi non si possono unire le classi. Vigileremo con attenzione, pronti a dare una mano, senza polemiche. Le scuole siano un luogo sicuro”. 

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