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PIEMONTE – È un terremoto quello che sta scuotendo la politica piemontese e non solo sulla Ru486. La Regione Piemonte infatti potrebbe approvare a breve le linee guida sull’aborto farmacologico. A scatenare il putiferio le anticipazioni del quotidiano La Stampa che riporta oggi, mercoledì 16 settembre, le parole dell’assessore alla Semplificazione, Maurizio Marrone. L’esponente della giunta starebbe per portare all’approvazione una delibera che non permetterebbe la somministrazione della Ru486 nei consultori e lo stop alla distribuzione in Day Hospital alla fine dell’emergenza Covid. Questo indirizzo sovvertirebbe la posizione assunta dal ministero della Salute ai primi di agosto, cioè l’abolizione dell’obbligo di ricovero dall’assunzione fino alla fine del percorso assistenziale e possibilità di assumere il farmaco fino alla nona settimana.

La novità ha scatenato immediatamente la dura reazione della politica. M5S, Luv e il vice presidente Pd del Consiglio  comunale di Torino, Enzo Lavolta hanno criticato il percorso della Regione. Nettala condanna anche dei parlamentari Pd attraverso una nota di Anna Rossomando, vicepresidente del Senato, Chiara Gribaudo, vicepresidente gruppo deputati Pd e Francesca Bonomo, deputata del Pd.: “Grave, gravissimo quanto rischia di accadere, in Piemonte, sul fronte della salute delle donne e dei loro diritti di autodeterminazione e libertà. Conquiste di decenni, confermate e aggiornate recentemente anche dal ministro Speranza, ascoltato il Consiglio superiore di Sanità, potrebbero essere messe in discussione dalla giunta di Cirio. L’idea dell’assessore di FdI Marrone di reintrodurre il ricovero obbligatorio per l’assunzione della Ru486 è inaccettabile“. “In agosto sono stata emanate le nuove linee guida, basate sull’evidenza scientifica, ed hanno previsto l’interruzione volontaria di gravidanza con metodo farmacologico in day hospital e fino alla nona settimana. Un passo avanti importante nel pieno rispetto della salute delle donne e della legge 194, una legge di civiltà che sempre difenderemo – sottolineano le parlamentari dem – diciamo chiaramente a Cirio e alla sua giunta che non consentiremo alcun passo indietro della storia delle donne. Quando qualcuno ha provato a farlo, come nelcaso della Regione Umbria a guida leghista, le donne hanno difeso le loro conquiste e la loro libertà. Lo faremo sempre, lo faremo ovunque. Anche adesso, in Piemonte“. Fermamente critico anche Federico Fornaro, capogruppo di Liberi e Uguali alla Camera. Per il politico alessandrino “la destra, come già accaduto in Umbria, prova a far politica sul corpo delle donne. La decisione del ministero della Salute, ascoltato il parere del Consiglio Superiore di Sanità, di aggiornare le linee guida, riconoscendo la possibilità di interrompere volontariamente la gravidanza con metodo farmacologico in day hospital e fino alla nona settimana, è assolutamente in linea con la legge 194 e con la tutela della salute delle donne. Se fosse accettata dalla Regione Piemonte la proposta Marrone,  rappresenterebbe un inaccettabile attacco ai diritti delle donne e ne chiediamo quindi il ritiro immediato”.

A tutte queste polemiche ha risposto Alberto Cirio, specificando come “la delibera non sia ancora in programma, perché si sta approfondendo il tema. È una proposta dell’assessore che verrà portata prima in maggioranza per una valutazione da parte di tutti, essendo un tema che tocca le sensibilità individuali”. 

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