Associazione “La città che vogliamo” al sindaco di Valenza: “Tenga viva la Memoria dell’Olocausto”
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VALENZA – Il presidente dell’associazione “La città che vogliamo“, Marco Citro, ha scritto una lettera aperta al sindaco di Valenza Maurizio Oddone. 

Vi è un giorno ogni anno, il 27 gennaio per l’esattezza, che è un giorno dedicato alla Memoria, alla Commemorazione, al Rispetto. Si tratta di quel Rispetto dovuto a milioni di anime, a cui è stato negato quand’erano in vita, anche il più semplice, il più dignitoso, il più umano dei riguardi. Milioni di persone, che secondo un folle e tragico disegno ideologico, erano colpevoli di appartenere ad una “categoria sbagliata”. È questo, d’altronde, l’incomprensibile senso dato da Adolf Hitler e dal Partito Nazista, a quell’orrendo fenomeno di genocidio che tutti conosciamo come Olocausto.

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Sono passati 76 anni, da quel 1945, anno in cui tutto (ufficialmente) finì, eppure siamo costretti nostro malgrado, ad assistere ripetutamente ad esternazioni, proclami, e nella peggiore delle ipotesi ad azioni, atte ad incitare, giustificare, o addirittura negare tutto ciò che è stato. D’altra parte, la generazione che è stata suo malgrado, testimone diretta di quello scempio contro l’umanità, sta via via scomparendo, per il naturale corso degli eventi. E allora sta a noi, generazione dell’oggi, educare e guidare sulla retta via, nelle parole e nei fatti, le generazioni del domani, affinché il seme di quel male, non possa mai più germogliare.

E’ nostro preciso compito, e soprattutto obbligo morale, scuotere le coscienze di chi può già adesso, o di chi potrà poi, essere contaminato da questo “cancro sociale”. Occorre educare, oltre che le menti, anche i cuori dei più giovani, affinché possano capire che ciò che è stato, non dovrà mai più essere. L’Umanità intera è fatta di diversità, siano esse di stampo ideologico, religioso, culturale, etnico, sessuale, e così via…

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Il grande e – a volte – faticoso lavoro che dobbiamo porci l’obiettivo di svolgere, consiste proprio in questo. Nel trasmettere alle generazioni presenti e future, il concetto del reciproco rispetto e della convivenza, basato sul fatto concreto, che in una società giusta, dignitosa e civile, nessuno è superiore o inferiore a qualcun altro. Può semplicemente essere diverso (e meno male!), nei grandi aspetti o nei dettagli, da ciò che possiamo essere noi, il che lo rende unico, così come unica è la Terra su cui viviamo. Ciò che ci accomuna davvero, è di essere tutti umani, mentre il compito più arduo è di ricordarselo sempre, cercando di rimanere tali nello spirito oltre che nel corpo.

Teniamo ben a mente il sacrificio di molti, per la salvezza di alcuni, ed onoriamolo sempre, affinché dalle ceneri di quegli orrori, possa rinascere sempre come un’araba fenice, un’Umanità più giusta per tutti. Dinanzi a queste riflessioni ho sentito forte il desiderio di scrivere a chi oggi rappresenta la nostra Comunità perché i valori comuni a noi uomini liberi non finiscano per essere intaccati dall’indifferenza e dalle rigide distanze sociali imposte dall’emergenza da Covid-19, che si riflettono nel tempo presente nelle quotidiane relazioni tra persone, nella scuola e nella società tutta.

A Lei desidero chiedere un impegno preciso appena tempi migliori ci consentiranno un ritorno alla piena normalità, ossia di tenere viva la Memoria coltivandola nelle scuole, sul territorio e rivolgendosi a quelle donne e a quegli uomini che di quella Storia oggi ne rappresentano l’eredità culturale e le successive generazioni (Comunità Ebraica). Su questo terreno ci troverà parte attiva e desiderosa di collaborare, pertanto La ringrazio sin d’ora per quanto intenderà fare, soprattutto alla luce dell’evento che ha promosso in luogo del 27 gennaio.