Nuovo biodigestore ad Alessandria, Amag rassicura: “Zero emissioni e costi. Ecco come funzionerà”

ALESSANDRIA – Dopo una prima risposta all’inizio del mese al Movimento 5 Stelle, il Gruppo Amag ha spiegato nel dettaglio, durante l’ultima Commissione Sviluppo del Territorio, il progetto del biodigestore previsto ad Alessandria, in Località Aulara. “Un progetto molto importante” ha sottolineato l’amministratore unico di Amag Reti Gas Paolo Bobbio, intervenuto per evitare “fughe di notizie fuorvianti, lontane dai nostri intendimenti. Vogliamo abbattere l’impatto ambientale di Amag, con lo spirito che ci ha sempre animato, volto alla ricerca di innovazione. Vogliamo cambiare rotta, attivando politiche che possano ridurre l’impatto ambientale sul territorio”. Due gli obiettivi dell’impianto: smaltire 2 mila tonnellate di fanghi prodotte all’anno dai depuratori Amag (sulle 5 mila prodotte in totale, ndr) e le 2 mila e 600 tonnellate annue di sfalci, legname e verde. “Oggi tutto viene trasferito in impianti lombardi” ha aggiunto Bobbio “ma vogliamo dire basta a questo turismo dei rifiuti, evitando viaggi dei nostri camion, fino a 120 chilometri di distanza. L’impianto sarà formato da reattori sigillati e di piccole dimensioni, non ci saranno quindi emissioni di odori. Abbiamo prodotto uno studio di fattibilità e ora cerchiamo un partner industriale attraverso un bando, la cui scadenza è stata prorogata al 26 marzo. Il progetto che potrà proporci potrà magari essere ancora più avanzato dal punto di vista tecnologico. L’impianto servirà a smaltire solo quello che Amag produce, tra fanghi (attraverso un processo di gassificazione) e verde, non vogliamo acquistare fanghi da altre città”.

Il biodigestore produrrà 300 kilowatt elettrici e 450 kilowatt termici, utili in particolare a riscaldare il gas in arrivo nella cabina in Località Aulara.Ecco il motivo per il quale abbiamo scelto di costruire lì il biodigestore” ha sottolineato Bobbio “quella cabina è, tra le quattro presenti sul territorio di Alessandria, la struttura sempre attiva ogni giorno dell’anno, per Amag è strategica. L’azienda spende più di 100 mila euro all’anno per riscaldare il gas in arrivo, attraverso questo “scambiatore di calore” i costi si abbatterebbero. L’energia elettrica prodotta dall’impianto alimenterebbe anche le attrezzature di Amag Reti Idriche legate alle pompe dei pozzi dell’acquedotto”. Non si tratterà di un impianto sviluppato su una grande superficie, hanno rassicurato da Amag: “Circa 20 metri per 20, all’interno di massimo tre container e per Amag sarà a costo zero, non ci interessano i mega impianti, dovrà essere sostenibile con la più innovativa tecnologia possibile. Per valutare il progetto sarà costituita una commissione composta da almeno 2 o 3 persone riconosciute come esperti di ambiente a livello nazionale”.

“L’impianto” ha sottolineato il progettista Emanuele Ravapermetterà ad Amag di svincolarsi da una parte dei costi di smaltimento di fanghi e verde. Nel 2019 aumentavano ogni settimana, arrivando a prezzi astronomici, quasi il doppio di quelli attuali. Diventerebbe un vantaggio: si produrrebbe energia termica ed elettrica, attraverso un processo di pirogassificazione “sottovuoto” all’interno di camere, senza emissioni all’esterno e non saranno prodotti rifiuti inquinanti, solo un carbone vegetale riutilizzabile come concime in agricoltura, con una ulteriore possibilità di rivendita. Una parte di calore, poi, sarà anche utile per l’essicazione stessa dei fanghi. E non sarà stravolta la viabilità: l’impatto dal punto di vista dei trasporti sarebbe minimo. All’impianto arriverebbe circa un camion al giorno per fanghi, mentre per gli sfalci anche meno”.

“Prima di iniziare col project financing, che comporta un impegno di Amag verso un privato” ha però sottolineato il capogruppo del Movimento 5 Stelle Michelangelo Serrasarebbe stato preferibile un passaggio nella commissione competente. Sarebbe stato utile discutere prima degli obiettivi. Dal punto di vista tecnico noto anche che potrebbe essere sfruttato il freddo prodotto nella cabina di primo salto del gas. Amag ha in tutto quattro cabine. Riguardo ai fanghi anche questi, se trattati, potrebbero rappresentare una risorsa, invece il materiale creato avrebbe un valore di mercato basso e poi un impianto di queste dimensioni non risolverebbe alla radice il problema dello smaltimento dei fanghi. Smaltirebbe solo 2 mila tonnellate su 5 mila totali. Anche il materiale prodotto dallo smaltimento dello sfalcio potrebbe essere commercialmente venduto, parliamo di pellet, potrebbe avere maggior valore. Insomma, sarebbe stato interessante affrontare questo progetto dopo una discussione in commissione”.

“Condivido il fatto che sarebbe stato necessario un passaggio in commissione” ha aggiunto Enrico Mazzoni, consigliere del Partito Democratico “questa operazione dovrà avere un rientro per chi investirà. Quanto sarà questo investimento e in che maniera l’operatore rientrerebbe? Non sempre le sperimentazione in Amag hanno funzionato. Mi riferisco all’impianto del 2007 per lo sfruttamento dei fanghi, oltre che l’impianto di trattamento biomasse agli Orti poi abbandonato. Nel 2012 all’Aulara è stato costruito un impianto per l’energia elettrica che non ha funzionato. Magari il gioco non vale la candela. Gli sfalci, tra l’altro, non arriverebbero tutto l’anno”.

“Ammetto che è stata una mia mancanza non insistere per effettuare una comunicazione più urgente su questo tema” ha replicato l’amministratore unico di Amag Reti Gas Paolo Bobbioanche se parlai già di questo impianto a margine di un’altra commissione, quella dedicata alla progetto Smart City. L’idea del recupero del freddo potrebbe essere oggetto di studio. Alla fine l’impianto comporterebbe un risparmio complessivo di 1 milione di euro all’anno. Vero che non risolverebbe il problema alla radice ma vogliamo fare i passi lunghi come la gamba, evitando di costruire mega impianti o cattedrali nel deserto, che magari poi non funzionano. Questo, invece, sarebbe realizzabile in soli sei mesi e, in caso di feedback positivi, si potrebbe procedere anche per un nuovo impianto ad Acqui. Oggi spendiamo 700 mila euro per smaltire i fanghi fuori regione e quasi 75 mila euro per gli sfalci. L’obiettivo è abbattere i costi incomprimibili. Perché non vendere il pellet? Creeremmo polveri sottili in atmosfera, invece vogliamo agire basandoci sull’etica ambientale. L’impianto costerà dagli 800 ai 900 mila euro, con un ritorno economico molto rapido, in circa quattro anni. E poi potrà essere acceso o spento a seconda delle esigenze, senza alcun danno. Rispetto agli impianti del passato” ha aggiunto Bobbio “quello del 2007 è stato un buco nell’acqua. Riguardo il turbo espansore, invece, dopo il riammodernamento del 2019 il motore è stato revisionato e in poche settimane l’impianto dovrebbe ripartire definitivamente, dopo 10 anni di stop, al termine di un grosso lavoro di rivitalizzazione. Fino al 2024 sarà soggetto ad agevolazioni e sarà importante per ripagare il milione e 200 mila euro di investimenti. In queste strutture non si è avuta sufficiente attenzione ed è stato come buttare via i soldi. Quell’impianto si è bloccato per la non corretta gestione del motore: tra l’altro continuiamo a pagare 190 mila euro di leasing per un impianto attualmente fermo”.

“Invito Amag a porre in essere ulteriori verifiche e suggerimenti emersi in questo dibattito, resti a disposizione” ha sottolineato alla fine l’assessore all’Ambiente Paolo Borasionon posso che ringraziare chi è intervenuto, arricchendo il dibattito”.