Deposito nucleare, 40 sindaci compatti sul no: “Ci basiamo su criteri oggettivi, non ideologici”
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CASTELLETTO MONFERRATO – “Le nostre sono ragioni basate su criteri oggettivi, non ideologici. Il sindaco di Castelletto Monferrato Gianluca Colletti ha definito così la presa di posizione netta di ben 40 primi cittadini del territorio, tutti contro l’eventuale costruzione di un deposito nucleare di rifiuti radioattivi. Proprio ieri, in frazione Giardinetto, a Castelletto, si è tenuto un consiglio comunale aperto per approfondire questo tema, diventato in provincia purtroppo all’ordine del giorno dopo che ben sei aree del nostro territorio sono state considerate idonee per l’opera.

“Il Piemonte ha già però il più alto di radioattività dei rifiuti in Italia ha ricordato il sindaco Colletti “quello che ci preoccupa di più sono i rifiuti ad alta radioattività che sarebbero temporaneamente ospitati nel deposito, ben 17 mila metri cubi. La loro decadenza della componente radioattiva durerebbe tra i 4 mila e i 10 mila anni. Ci hanno detto che quello italiano sarebbe un deposito temporaneo dove accumularli, in attesa di quello europeo. Ma finora in Europa non c’è ancora nulla su quel progetto, è stata fatta solo un’audizione. Insomma, vediamo solo dei grandi svantaggi. E poi nessuno della Sogin ha risposto alla mia domanda: chi è quel pazzo che metterebbe un deposito a un km da Pompei che, ricordo, è sito Unesco come le Langhe, Roero e Monferrato? Ripeto: il nostro no nasce da criteri oggettivi, non ideologi. Siamo anche un territorio a forte vocazione agricola e che sta sviluppando una importante economia del turismo. Una struttura del genere metterebbe un bollino rosso alla provincia. Da 20 anni investiamo nel turismo, nella gastronomia. Purtroppo, poi, abbiamo già enormi problemi ambientali. Abbiamo dovuto fare i conti con l’Eternit, l’Acna di Cengio, l’Ecolibarna…C’è poi il capitolo delle misure compensative: ci hanno parlato di 4 mila posti di lavoro, +700 e 15 milioni di euro, divisi tra Comuni fino a 20 km dal sito. Ricordo che Saluggia avanza 22 milioni di euro dallo Stato, stanno facendo causa, Bosco Marengo ne aspetta 4. Dal punto di vista turistico, inoltre, in provincia potremmo arrivare a creare 20 mila addetti. Insomma, dei loro 4 mila ce ne facciamo poco”. 

L’ingegnere Giuseppe Massone ha poi maggiormente approfondito gli aspetti tecnici, parlando in particolare dell’area che tocca i Comuni di Castelletto, Quargnento e Alessandria: “La scelta su quest’area è contrastata da almeno cinque criteri di esclusione e sei di approfondimento. Insomma, abbiamo tante frecce al nostro arco“. I criteri di esclusioni che i tecnici rimarcheranno in sede di approfondimento sono il rischio di pericolosità geomorfologica e idraulica, la presenza di una falda affiorante, una non adeguata distanza da centri abitati, la presenza di risorse del sottosuolo come l’acqua e di sbarramenti idraulici artificiali.Non capiamo perché non siano stati adottati. Sogin fa poi l’esempio di depositi in Spagna o Francia, ma qui in Italia la nostra densità abitativa è decisamente maggiore, soprattutto in Piemonte. E pensare che invece i criteri dicono che ogni Comune dovrebbe avere attorno una fascia cuscinetto di un chilometro dall’eventuale deposito. Come è possibile? Il nostro sito, poi, è tagliato in due dal rio della Maddalena e questo nella Cnapi non c’è. La falda, poi, in alcuni punti si trova da 30 a 50 centimetri di profondità, fino a 2/3.5 metri. La componente interrata, inoltre, sarebbe allo stesso modo ingombrante con quello che c’è in superficie. Come sarebbe possibile contenere l’eventuale spinta dal basso all’alto delle acque di falda? E poi c’è il piano di tutela delle acque, datato 2018, che non ammette costruzioni di discariche per rifiuti pericolosi”.

Al consiglio comunale aperto era presente il capogruppo della Lega Riccardo Molinari, primo firmatario di una mozione volta proprio a mettere importanti paletti ai criteri di decisione: Vinceremo questa battaglia solo se saremo uniti. La nostra non è una preoccupazione di pancia, ma basata su dati reali, visto le addirittura 5 aree nel nostro territorio a cui la Cnapi ha conferito il punteggio più alto. La mia mozione aveva due obiettivi: dilazionare i termini per le osservazioni tecniche (un aspetto inserito poi nel Decreto Milleproroghe e quindi già in vigore) e rivedere e far esprimere il Parlamento su alcuni aspetti che renderebbero non adatti i nostri territori: la presenza di siti Unesco, l’alta densità della popolazione e la presenza di produzioni agricole di pregio. Il voto del Parlamento dovrebbe avvenire il 24 o il 25 marzo: la battaglia non è finita. Dobbiamo sensibilizzare tutte le forze politiche. Ho colto una condivisione ampia su quella mozione ma, come sempre, bisognerà vedere alla fine i voti veri in aula. Dico anche che il Piemonte ha già dato abbastanza, ha ragione il presidente Cirio. Dobbiamo fare una battaglia di territorio e di sensibilizzazione. Dobbiamo parlarne tra la gente, senza eccessi, non passi l’idea che solo chi fa più casino ha ragione. Non vogliamo essere la pattumiera d’Italia”. 

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Sono più ottimista rispetto a qualche mese fa” ha aggiunto l’onorevole Lino Pettazzigli amministratori locali, la provincia e la regione hanno fatto squadra. La nostra forza è la compattezza e in parlamento ci faremo sentire”. 

“Ci aspetta un grosso lavoro di tessitura a diversi livelli, comunale, provinciale, parlamentare, regionale” ha tuonato il sindaco di Alessandria Gianfranco Cuttica di Revigliasco, decisamente stizzito “Dobbiamo avere uno scatto di dignità. Ne ho le palle piene che questo territorio venga considerato uno scarto d’Italia dove mettere i rifiuti. Ora tocca a noi, senza urlare, ma con fermezza e decisione, forza, dignità. Lo dico con veemenza, perché mi girano i cosiddetti che solo in provincia di Alessandria siano stati individuati ben sei siti: ma siamo i più stupidi o i più sfigati d’Italia? Questi elementi tecnici tengono conto di una situazione socio economica vecchia. Oggi stiamo lavorando su altri obiettivi, il turismo non è una chimera, stiamo mettendo in piedi un progetto di coesione territoriale che coinvolge 33 Comuni tra alessandrino e astigiano. Stiamo lavorando alacremente, siamo i primi in Italia a mettere in piedi questo strumento. Non voglio questo deposito in nessuna area della provincia, l’immagine negativa ricadrebbe su tutti noi”.