Vendita 80% Alegas, Rifondazione Comunista: “Si interpellino i cittadini con un referendum”
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ALESSANDRIA – Rispetto alla vendita dell’80% dell’azienda Alegas, Rifondazione Comunista ha invocato un referendum locale, così da “conoscere l’opinione dei cittadini“. Il partito di sinistra ha espresso la propria contrarietà a questa operazione. “Sta andando avanti, in modo sempre più spedito, il disegno in cui, da una parte i governi tagliano sempre
più le risorse agli enti locali fornendogli allo stesso tempo, per evitare la bancarotta, strumenti quali la vendita del patrimonio pubblico. Dall’altra le amministrazioni locali, una volta arrivate ai debiti, anche per le cattive gestioni del passato, non se lo fanno ripetere due volte e cominciano a mettere in ‘svendita’ i cosiddetti gioielli di famiglia” ha sottolineato il segretario provinciale Giovanni Cirri, pronto ad “appoggiare tutte le iniziative volte a far riconsiderare la propria decisione all’Amministrazione Comunale”. 

“Tutto questo non è casuale, ma rientra nel gioco teso a svendere ai privati, sia a livello nazionale che locale, beni, servizi e tutto ciò che è pubblico, cioè di noi cittadini. A tutto ciò bisogna opporsi; e non è mettendoci, come Comune, in prima fila tra i liquidatori, che questo può avvenire. Che valore ha la vittoria referendaria contro la vendita dei servizi pubblici di pochi anni fa? Quanto conta ancora la volontà popolare?”

“Secondo noi” ha aggiunto Cirri “le reti del gas, come per l’acqua, devono rimanere in mano pubblica (e non svendute alle lobby che sarebbero favorite in base alla normativa in vigore). Troppe esperienze negative, nel caso dell’acqua, che abbiamo di fronte (bollette aumentate vertiginosamente e reti ancora ridotte ad un colabrodo). Le reti e i servizi devono rimanere in mano pubblica per le probabili ripercussioni che si avrebbero sulla qualità del servizio e soprattutto sulle tariffe, perché il Comune si priverebbe della possibilità di avere strumenti di governo del territorio che invece andrebbero rafforzati. Il Comune, preso dall’urgenza di bilancio e della copertura dei debiti, dovrebbe quantomeno impegnarsi a riesaminare l’operazione. Il ricavato della vendita sarebbe ‘una tantum’, detto in altre parole, noi Amministrazione incassiamo tutto adesso, chi verrà dopo si arrangia, magari vendendo qualcos’altro. E ancora: Quali sarebbero le conseguenze per i dipendenti? Quale sarebbe il costo per i cittadini?”