Pensioni, fisco, lavoro e sviluppo sociale. Cgil, Cisl e Uil tornano in piazza

ALESSANDRIA – “Non ci sono solo ombre” ma la bozza della legge di Bilancio del Governo non convince i sindacati, Cgil, Cisl e Uil. Come spiegato dai segretari provinciali delle tre sigle, Franco Armosino, Marco Ciani e Aldo Gregori, la manovra finanziaria è “diversa” da molte del passato e stanzia il doppio dei finanziamenti.  Cgil, Cisl e Uil ritengono però ci sia ancora molto da fare” in particolare su pensioni, fisco, ammortizzatori e per contrastare le diseguaglianze sociali nel nostro Paese.

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L’apertura al confronto del Governo e la date degli incontri fissati in agenda non sono garanzia di risultati per le organizzazioni sindacali che il 27 novembre si raduneranno quindi a Torino. La manifestazione nazionale sarà anticipata, ad Alessandria, da un attivo unitario in programma il 24 novembre al Teatro Ambra, in viale Brigata Ravenna.

Il tema delle pensioni è centrale per Cgil, Cisl e Uil per “non far rimpiombare i lavoratori nell’incubo della Legge Fornero”. Quota 102, per le tre sigle, non è la risposta perché i lavoratori hanno “diritto a sapere con certezza quando andranno in pensione e a quali condizioni”. Sono compresi, ovviamente, i giovani, che Cgil, Cisl e Uil vogliono tutelare con una pensione contributiva di garanzia.

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La bozza della legge di bilancio fa “un apprezzabile salto di qualità” verso le donne, ma serve un maggiore sostegno per le lavoratrici, oltre a una legge sulla non autosufficienza e politiche di inclusione.

Le tre sigle chiedono inoltre una incisiva riforma sul fisco. Gli 8 miliardi previsti dal Governo per ridurre la pressione fiscale sono considerati “una cifra modesta e i sindacati vogliono venga utilizzata per alleggerire il peso della tassazione sui redditi dei lavoratori.

In tutto il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, inoltre, per i sindacati manca inoltre Il tema della qualità del lavoro” a partire dalla tipologia dei contratti “perché il futuro non si può costruire sulla precarietà”.

Cgil, Cisl e Uil porteranno quindi avanti la mobilitazione e vogliono arrivare a siglare un patto sociale” con il Governo, sulla scia di quello che nel 1993 permise di rimettere il Paese “sui binari della crescita” dopo il difficile periodo di Tangentopoli.

Un accordo condiviso per Cgil, Cisl e Uil sarebbe utile anche per utilizzare i fondi europei davvero come “un sostegno” e non vederli invece trasformati “in un macigno appeso al collo delle generazioni future”.