Autore Redazione
venerdì
13 Maggio 2022
15:16
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Politica - Acqui Terme

“La vita difficile” dei piccoli comuni non turistici in collina

“La vita difficile” dei piccoli comuni non turistici in collina

PROVINCIA DI ALESSANDRIA – Vivere in un comune collinare non turistico è un problema. Lo rileva il consigliere regionale del Partito Democratico, Domenico Ravetti, che vuole approfondire il tema. Il suo racconto spiega bene le difficoltà quotidiane dei piccoli comuni che rischiano di desertificare queste realtà. Nel suo resoconto ha tracciato i principali disagi di paesi come Castelletto d’Erro e Malvicino.

Tutto parte dai tempi di percorrenza. Da Castellazzo, comune di residenza del consigliere, a Castelletto d’Erro, ci sono 40 km e, rispettando i limiti, occorrono 55 minuti per arrivare a destinazione. Il piccolo viaggio di Ravetti ha permesso di raggiungere il sindaco del primo paese (132 residenti ma 40 realmente presenti), Carlo Anselmo, e Francesco Nicolotti, primo cittadino di Malvicino, paese di 80 residenti. In entrambe le realtà, spiega Ravetti, “le figure tecniche (geometri, segretari comunali, contabili) sono a disposizione, e non per colpa loro, qualche ora in un solo giorno della settimana, e non sempre. Le squadre tecnico manutentive non sono sostenibili per cui sono i sindaci stessi che svuotano i cestini, puliscono i cimiteri, fanno qua e là le pulizie“. Anche il trasporto pubblico locale è un problema perché  “a Castelletto d’Erro è previsto solo il martedì e il venerdì verso Acqui Terme, ma solo per la presenza del mercato, mentre a Malvicino è previsto solo il martedì e costa al Comune 1000 euro all’anno“. Come riferisce il consigliere regionale “sono i sindaci stessi che spesso si mettono a disposizione degli anziani per andare a fare la spesa visto che i negozi non ci sono e i trasporti non sono garantiti“. Per entrambi i paesi lo scuolabus non è disponibile perché i ragazzi sono solo 4 in tutto e l’attività politica di consiglio comunale e giunta si mette in piedi “con quello che si può con le persone che hanno dato la disponibilità a mettersi in lista. I più lavorano, altri non ci sono più e siccome le liste sono uniche, quelli che non ci sono più non possono essere sostituiti”. Infine per quanto concerne il bilancio “i soldi per gli investimenti arrivano ma se non hai disponibilità in “parte corrente” non puoi sostenere i costi per la gestione degli investimenti“. “Così proseguendo – prosegue – queste comunità tra pochissimi anni non esisteranno più. Siamo al bivio: o si estinguono questi presidi democratici per logoramento oppure o si fa una politica seria, inserita in un nuovo contesto normativo e finanziario in uno scenario legato ad un forte decentramento amministrativo“.

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