OVADA /ACQUI – L’ultimo rapporto Pendolaria di Legambiente le aveva piazzate tra le 10 peggiori linee d’Italia. Un giudizio di certo condiviso da chi a quei collegamenti ha dovuto suo malgrado rinunciare e chi è invece costretto a tirare avanti con orari che poco rispettano le esigenze di chi viaggia. Così se i primi, i casalesi, sabato sono scesi in piazza per ottenere la riattivazione della Casale-Vercelli e della Asti Casale-Mortara (settimana peggiore linea secondo il report di Legambiente) nell’ovadese e acquese si studia invece un pressing istituzionale per la Acqui-Genova (10a peggiore linea).

In entrambi i casi i sindaci sono al fianco dei pendolari. Lo hanno dimostrato anche i primi cittadini dei comuni interessati dal passaggio della Acqui-Genova che venerdì si sono ritrovati in Comune a Ovada per fare “fronte comune” con i viaggiatori. L’obiettivo, ha spiegato Fabio Ottonello del Comitato Difesa Trasporti Valle Stura e Orba, è “alzare i toni” e attirare l’attenzione sulla Acqui-Genova. Un collegamento che attraversa due regioni e che potrebbe essere strategico ma che gode in realtà di poca attenzione politica. I pendolari e i sindaci vogliono quindi “cambiare registro” e “farsi ascoltare.

“La Regione deve smettere di parlare di linea a cadenzamento orario perché ci sono dei buchi. Al massimo si può chiamare linea a cadenzamento ‘quando capita’ ossia quando c’è il treno.
(Fabio Ottonello)

Durante l’ultimo tavolo tecnico in Regione Liguria, infatti, non è andata per niente bene. “Queste riunioni sono sempre affollatissime. Diventa una gara a chi parla per primo e vince chi urla più forte – ha raccontato Ottonello – L’ultima volta abbiamo atteso tre ore e quando è toccato a noi l’assessore ai trasporti della Liguria ha dirottato l’argomento sul problema del riscaldamento dei treni ad Acqui, che non era neppure uno dei punti che avevamo preparato. In cinque minuti, poi, ha praticamente cassato tutte e due le nostre proposte“.

Sulla prima, ossia avere una coppia di treni in più per rimediare ai “buchi” che si sono creati con l’orario cadenzato, non è che i pendolari nutrissero grandi speranze. “Sapevamo che non vogliono spendere soldi sulla linea e infatti l’assessore ha detto che non ci sono risorse. Allora la Regione deve smettere di parlare di linea a cadenzamento orario perchè ci sono dei buchi e quindi al massimo si può chiamare linea a cadenzamento “quando capita” ossia quando c’è il treno“.

Durante l’ultima riunione nella sede della Regione a Genova non è andata benissimo neppure con la seconda proposta avanzata dal Comitato Difesa Trasporti Valle Stura e Orba. “Abbiamo proposto una razionalizzazione dei 3 collegamenti della prima mattina da Acqui Terme verso Genova. Di questi oggi solo uno raggiunge Genova Brignole prima delle ore 8, mentre i successivi due collegamenti arrivano entrambi dopo le ore 8:30 e a distanza di circa 15/20 minuti uno dall’altro. La nostra proposta era quella di “equi-distanziare” i tre collegamenti in modo da avere un collegamento che raggiunge Genova Brignole prima delle ore 8, uno prima delle ore 8:30 e uno prima delle ore 9″. Su questo secondo punto la Regione Liguria si è riservata di “approfondire“. “Praticamente – ha spiegato ancora Ottonello –  hanno chiesto a noi di fare un sondaggio tra i pendolari. La nostra proposta potrebbe non andare bene a tutti, è vero, ma quando era stata la Regione a insistere per sacrificare il treno delle 12.17 che viene da Acqui per quello delle 15.13 non aveva proposto alcun sondaggio. Ci sono quindi due regole del gioco, a seconda che a giocare siamo noi o loro“.

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Il Comitato, ha aggiunto Fabio Ottonello, è più che disponibile a valutare altre soluzioni ma prima di tutto chiede di essere “considerato“. “Se la Regione Liguria decidesse di applicare il nuovo regolamento sul tavolo trasporti il Comitato della Valle Stura e Orba non avrebbe neppure più il diritto di partecipare. Il posto sarebbe infatti riservato solo ad associazioni istituite con atto notarile, che ha ovviamente un costo,  accreditate in Regione o in Prefettura e con almeno cento abbonati. Con i sindaci interessati dal passaggio della Acqui-Genova abbiamo così deciso di provare a intavolare un discorso non solo con la Liguria ma anche con il Piemonte perché tanti sono i piemontesi che usano questi treni. Vogliamo un vero un dialogo perché le nostre non sono proposte campate in aria. Il servizio è insufficiente e i trasporti sono fondamentali anche per altri settori come scuola, lavoro, sanità e turismo”.