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ALESSANDRIA – Davanti a noi il corpo di un uomo che nella vita ha sempre dato tutto e che continua a dare
del tu al pallone. Che nonostante i suoi 35 anni di età pensa e sogna come noi, due diciottenni dai quali ha accettato di essere intervistato. Scrutiamo Alessandro Gazzi con occhi sognanti.

Avremmo voluto calcare i campi degli stadi che il capitano dell’Alessandria Calcio ha calcato. Lui, dal canto suo, ci scruta e il suo sguardo è un cocktail di curiosità e malinconia, almeno così ci pare. La curiosità per il fatto di trovarsi davanti a ‘giornalisti’ così giovani e il velo di malinconia proprio per quella differenza di età che nel calcio e nello sport in genere pesa più che mai.

Gazzi, ha la testa sulle spalle, uomo di poche parole, ma determinato e riflessivo. Un calciatore atipico per certi versi nel calcio moderno. La sua intelligenza si legge anche nel ruolo che ricopre. Sa che non gli resta moltissimo tempo da passare sui campi da calcio e proprio questo lo sprona. Giorno dopo giorno insegue i suoi obiettivi, non molla mai. Vuole godersi, fino alla fine, quello che è il suo più grande amore: il calcio.

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Questa è la storia di un calciatore partito dai campetti di Feltre. Tutti gli altri sono rimasti lì. Lui ha preso le sue scarpette e ha girato gli stadi e le città. È stato capace di vivere momenti indimenticabili, sia in campo che fuori.

“Sono cresciuto negli anni ’90, tifavo Milan. Fino ai 18 anni la mattina studiavo e il pomeriggio mi allenavo, finché non ho firmato il mio primo contratto da professionista.”

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Alessandro è un ragazzo pacato, silenzioso, sempre pronto ad ascoltare e ad esprimere liberamente tutto ciò che pensa. Lui non solo gioca il calcio, ma lo pensa. Ed è forse proprio questo ad averlo reso grande. Una carriera fatta di passioni che ancora oggi si vedono scintillare nei suoi occhi, simili a quelli di un ragazzino che è appena approdato nel mondo dei professionisti.

Ed è proprio questo suo amore smisurato per il calcio ad averlo portato a calcare palcoscenici mozzafiato e a confrontarsi con giocatori che l’hanno impressionato. “Il San Mamès, è uno stadio che in Europa non ha paragoni. Quello della Juventus è bellissimo, ma l’Athletic Bilbao ha una tifoseria e una cultura calcistica radicata nel territorio, una struttura eccezionale”.

Questo è lo stadio che ha segnato il punto più alto della sua carriera. La magia dell’Europa League, giocata con la maglia del Torino nella stagione 2014/2015. L’allenatore di quella squadra era Giampiero Ventura, non uno qualsiasi. Ha insegnato moltissimo ad Alessandro e i due hanno ancor oggi un rapporto di grande stima. Nei suoi occhi riaffiorano le vittorie granata. Le sessioni di allenamenti. Gli accurati studi dietro al tanto amato quanto odiato 4-2-4 e chissà quanti altri ricordi.

Non si dimentica nemmeno di Antonio Conte, altro grande allenatore che lo ha accompagnato nella sua crescita professionale. “Conte è stato un grande giocatore ancora prima che allenatore, non è da tutti.”

Nella sua carriera Alessandro ha visto tanti giocatori calpestare i campi della Serie A, molti campioni, tra cui Andrea Pirlo che, da centrocampista, gli ha insegnato molto: “Ha una visione di gioco pazzesca, vederlo giocare è incredibile”.

Ma come dicevamo Gazzi non è un calciatore come gli altri. Fuori dal campo parla altre lingue, e il silenzio sul prato verde si traduce in un fiume di parole che riversa sul suo blog. Qui parla a cuore aperto di tutte le esperienze vissute. Le giornate passate tra la scuola e gli allenamenti. Il primo contratto da professionista. La sua esperienza alessandrina.

Le carezze date al pallone sono le stesse che dà alla sua vita privata, fatta di tanti amori, come quello per la moglie e le tre figlie. Ma anche di passioni per altri sport come la pallavolo perché la carriera di Gazzi non ha solo a che fare con il calcio, ma include anche la passione per il cinema e la musica oltre che la scrittura.

Da giovane infatti Alessandro ha frequentato il Dams, poi abbandonato per ovvie ragioni di tempo. Tra gli scaffali della sua libreria ci sono libri e dischi, riviste musicali e cinematografiche cult dell’editoria italiana come “Mucchio Selvaggio”, “Blow Up” e “Duellanti”.

Il silenzio di Gazzi in campo è compensato dalla quantità immane di chilometri macinati sul campo, dal suo spirito di sacrificio, ingrediente determinante nel suo lungo e continuo percorso nel calcio professionistico.

Un esempio di umanità nel mondo del calcio ed è per questo motivo che giocatori così occorre tenerli stretti.