“Yayah ha fatto goal”. La seconda vita di Kallon, talento cresciuto in provincia e sbocciato in serie A
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PROVINCIA DI ALESSANDRIA – Riceve palla, stoppa di petto e sferra un sinistro al volo: il primo squillo in Serie A di Yayah Kallon durante Empoli-Verona è l’ultimo atto della seconda storia dell’attaccante degli Scaligeri in prestito dal Genoa. Una nuova esistenza che ha le sue radici in provincia di Alessandria, nella comunità per minori stranieri di Cassine. Lì, dietro la chiesa dove andava a scuola di italiano prima di frequentare con ottimi voti la terza media e nel campo dell’Acqui dove aveva modo di giocare senza tesseramento, è sbocciato il suo talento calcistico.

“Yayah ha fatto goal, Yayah ha fatto goal!” La acquese Elisa Colombano, nominata tutrice di Kallon dal Tribunale di Alessandria nel 2016 quando era arrivato in Italia come minore non accompagnato, mercoledì sera riceve una telefonata dal marito, che esordisce con queste parole dallo Juventus Stadium per Juve-Spezia. Era stato proprio lui ad intuire la predisposizione del ragazzo, sussurrando alla moglie che questo ragazzo avesse i piedi proprio buoni la prima volta che insieme lo hanno visto giocare. Ed era stato sempre lui a comprare gli scarpini di pelle che Yayah ha indossato per il provino col Genoa del 19 settembre 2018 e che ancora conserva. La sua avventura nel calcio professionistico non si è concretizzata subito: prima che il tribunale di Genova ritenesse valida la sua richiesta di asilo politico e potesse tesserarsi, ha militato nei dilettanti del Savona. La sua richiesta di protezione internazionale è stata ritenuta valida perché a 14 anni era scappato dalla Sierra Leone per sfuggire ad un destino da soldato. Sei mesi di viaggio turbolento in cui ha percorso vari Paesi dell’Africa, tra cui la Libia.

Prima di arrivare in Liguria, l’occasione per Yayah di trasformare una passione in qualcosa di più era arrivata sempre in Piemonte, in un torneo notturno a Ponzone da disputare coi suoi amici della scuola: la comunità era restìa a farlo andare data la minore età e aveva chiesto l’autorizzazione ad Elisa, che ha permesso al padre di un suo compagno di portarlo alla manifestazione. La stessa donna, che ogni tanto chiama “mamma, e che è scoppiata a piangere come una fontana mentre ha rivisto il replay del suo primo goal nella massima serie ad un minuto dal debutto.

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“Ho visto lo stop di petto, il tiro al volo e ho iniziato a piangere come una fontana. Ero senza parole, è stata un’emozione pazzesca. Adesso stiamo organizzando per andare a vederlo a Verona”.

La realtà veronese è parte del presente di Kallon, figlio dei sacrifici che ha sempre fatto e della costanza nel seguire dieta e allenamenti. “Adesso Yayah mi raccomando, testa bassa e lavorare”, gli ricorda Elisa mentre lo sente al telefono dopo la prima gioia in campionato. E pensa che per lui questo sia l’inizio: “Lui ha una storia bellissima, però è un ragazzo normalissimo di 21 anni che, come tutti gli altri ragazzi, ha un sogno. Poi che lui dietro abbia una storia di sei mesi di viaggio in Africa con percosse aumenta ancora di più il suo valore, ma fa parte della sua storia. Non è la sua unica storia: la sua seconda storia è nata qua”.

La provincia di Alessandria resta nel cuore del numero trenta gialloblù, che ha mantenuto i contatti con Elisa e la sua famiglia e appena può arriva ad Acqui, luogo dove passava le ferie quando giocava a Genova e che ha raggiunto l’ultima volta in occasione delle AcquiLimpiadi. “Ha ancora degli amici delle medie e due amici della comunità con cui si sente sempre”. Radio Gold lo aveva incontrato per caso alla stazione di Ovada nell’agosto 2018 e già allora ci aveva raccontato la sua storia.