Fenomenologia di una conferenza in cui Luca Di Masi non ha detto nulla ma ha fatto intuire molto
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ALESSANDRIA – “L’augurio che, secondo me, un tifoso dei grigi dovrebbe farsi in questo momento è quello che ci sia una cessione a persone serie che possano mandare avanti la società meglio di me“. Partiamo da qui, da questa ultima frase. Una frase quasi conclusiva di una conferenza dove è stato detto tanto ma allo stesso tempo nulla di concreto. Se dovessimo riassumere quella mezz’ora di parole a un neofita di questo mestiere diremmo che c’è la volontà di cedere, ci sono due potenziali acquirenti e in caso in cui la cessione non dovesse concretizzarsi Di Masi porterà avanti baracca e burattini.

Già ma in che modo l’Alessandria Calcio andrà avanti? Ed ecco che entra in gioco quella piccola frase, fatta cadere un po’ con disinteresse di chi un interesse ce l’ha: vendere. E se ciò non dovesse accadere… beh, il Di Masi pensiero è piuttosto chiaro ed espresso in quell’augurio rivolto ai tifosi grigi nello sperare a una “cessione a persone serie che possano mandare avanti la società“. Come a dire che, a oggi, non ce n’è più. Di voglia? Di denaro? Di passione? Per la delusione? Questo non è dato a sapere. Di Masi non ne ha parlato e tantomeno ha puntualizzato. Del resto (e qui è parzialmente demerito nostro in quanto stampa) non abbiamo insistito nel chiederglielo e nell’indagare i motivi sotto una decisione del genere, forse troppo scossi dall’annuncio secco: “Sto ascoltando alcune offerte per la cessione del club“.

Perché eravamo abituati, ammettiamolo, a ben altri tenori di comunicazioni. Basti pensare solo a un paio d’anni fa quando vennero presentate le magliette targate Adidas, un sogno per qualsiasi squadra di Serie C. Fatto sta che da quella Serie si ripartirà con o senza Luca Di Masi. In caso in cui il patron non dovesse cedere ne nascerebbe un progetto e un campionato, come sembra dalle sue parole, di basso profilo (ricordatevi sempre quell’augurio da cui siamo partiti) e senza grossi colpi. Addio quindi a quelle gioie che, obiettivamente, abbiamo avuto negli anni passati come la promozione nella C unica e quella in B, la semifinale di Tim Cup e la vittoria della Coppa di C. A bocce ferme, smaltito lo shock, una domanda viene spontanea. Una stagione e mezza fa, prima della promozione, si era parlato di un progetto triennale con Moreno Longo. A meno di due anni da quelle parole sono davvero cambiate così tanto gli obiettivi e le ambizioni del patron?

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