La godibile leggerezza di un monologo intenso. Recensione di “Via Manzoni, fino a qui” a Chiostro di una notte di mezza estate

ALESSANDRIA – Un racconto che accomuna momenti di vita, riflessioni sul passato e su una realtà che si ripete, anche attraverso la letteratura apparentemente più lontana.

Via Manzoni, fino a qui”, lo spettacolo de Gli illegali che ha chiuso la seguita rassegna “Chiostro di una notte di mezza estate” sabato 16 settembre, ha il pregio non comune di divertire e sorprendere con associazioni di idee di notevole lucidità.

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Massimo Brioschi, anche autore del testo, parla dei “Promessi sposi”, di come il testo sia stato subìto da lui adolescente e delle analogie della storia collettiva del grande romanzo con la storia di sempre.  Accanto ad  un’esegesi insolita e, a tratti, sorprendente del testo di Manzoni, i turbamenti di un’età di passaggio, in cui la timidezza si alterna alla sacra arroganza di chi ancora crede di potere tutto.  Particolarmente argute le osservazioni sul ripetersi delle reazioni umane ai momenti difficili. L’ostilità verso i medici, capri espiatori della pestilenza manzoniana, sembra ritornare oggi nei confronti delle grandi aziende farmaceutiche e, nello stesso modo,  la realtà tende, in ogni epoca,  ad essere rifiutata contro logica.

Lo stile di Brioschi è ironico e accomunante, caratteristica che si ritrova in tutti i suoi lavori. Lo spettatore è trascinato in una storia che ne contiene molte, dai passaggi fluidi e dal sorriso che stempera i toni, non i contenuti, di un filo discorsivo ben serrato. I ricordi adolescenziali sono ironici, scanditi dalla musica di Roberto Barbato e spesso narrati in forma ritmico- musicale decisamente esilarante. In una scenografia (di Elisabetta Buratto) di scatoloni di cartone, etichettati secondo il contenuto e circondati da vestiti appesi e fogli di giornale appallottolati, come nel trasloco di un’età transitoria, sfilano gli anni ’80, quelli del disimpegno, dei paninari, dell’ottimismo e dello spreco, dei  Duran Duran e di Madonna. La presunzione di essere al centro del mondo è la stessa dei giovanissimi di sempre ed è divertente e un po’ nostalgico ascoltare e lasciarsi trasportare col pensiero.

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Un monologo singolare, che trascina con tono leggero, coinvolge in modo confidenziale e conquista per acume. Meritatamente molto applaudito dal numeroso pubblico, che ha riempito la sala affacciata al Chiostro di Santa Maria di Castello.