CASORZO – La ex chiesa dei Batù a Casorzo è un luogo di silenzio che predispone, ancora più che ad ascoltare, a vivere qualcosa di importante. E’ qui che sabato 23 settembre, nell’ambito della rassegna Cunté Munfrà,  il Teatro degli Acerbi ha presentato l’anteprima di “Soldato mulo va alla guerra”, monologo scritto da Patrizia Camatel e interpretato, ancora in una fase in fieri di parziale lettura, da Massimo Barbero.  Domenica 24 settembre, alle ore 18, la replica ad Asti presso la Cascina del Racconto di via Bonzanigo 46, nell’ambito dell’iniziativa “Racconti di fine estate”(ingresso gratuito).

L’incipit, e poi il finale con un registro alto e nobile, si riferisce ad un fatto storico recente. Nel 1993 gli ultimi 24 muli degli alpini della Brigata Cadore, messi all’asta per il macello, furono acquistati a caro prezzo dagli stessi alpini, che si autotassarono per salvare i loro compagni animali. La prospettiva narrativa impostata da Patrizia Camatel è proprio il rapporto uomo – animale in un contesto estremo, la tragedia della grande guerra, dove forse le uniche tracce di umanità sono da ricercare nella comunanza, anche affettiva, con gli animali al fronte. Il testo è stratificato e frutto di studio. Comprende le esistenze di alcuni avi del protagonista (Massimo Barbero) partiti per la guerra, lettere dal fronte, lo spunto di una raccolta di testimonianze e fotografie di Lucio Fabi, intitolata “Il bravo soldato mulo”, e una solida documentazione storica. Tutto ciò nella narrazione di un’esistenza che ne comprende molte, circondata da un contesto collettivo e da tante relazioni tra cui spicca importante quella con il mondo animale, che diventa specchio e rifugio estremo. E’ con taglio poetico che la mula di Giuseppe Zabert/Barbero è paragonata ad una donna, così le sue sofferenze sono nobili come quelle delle contadine che sopportano la fatica con pazienza e mitezza.

La narrazione coinvolge, commuove e si distacca da ogni scontatezza rievocativa o retorica. Parla un uomo, parlano le verità storiche e i numeri degli uomini e degli animali mandati al fronte ad ubbidire e morire. Diversi i registri e serrato il ritmo.  La dolcezza emerge e rompe la brutalità, gli episodi di brevissima tregua al fronte con il nemico illuminano circa la giovinezza e il desiderio di pace. Infine la drammaticità culminante della morte in battaglia è preceduta da un crescendo ansiogeno ed è resa con un ralenti in sordina di stile cinematografico. Su tutto, un senso di santità riassunto dalle virtù da santi degli alpini e dei loro muli: obbedienza, mitezza e tenacia.

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Uno spettacolo di grande intensità, un punto di vista inedito e acuto, soprattutto una narrazione che arriva al cuore e, con un finale tutto da scoprire, al nostro tempo. Da vedere.