Con le bombolette anche Caravaggio può diventare virale: quando la street art fa suonare i clacson

VARESE – Quanti sottopassi vedete mentre circolate in provincia? Non lo sapete semplicemente perché ormai non ci fate caso e perché sono grigi, tristi, anonimi. Eppure c’è chi li rende fantastici e quasi irripetibili. È Andrea Ravo Mattoni, autore di uno dei progetti di arte urbana collegato a “Urban Canvas“, promosso da WG Art.it e realizzato in collaborazione con il Comune di Varese. Il ‘quadro‘ è stato raffigurato alla rotonda dell’Iper a Varese e riprende “La cattura di Cristo” di Caravaggio. Impossibile non rimanere estasiati per un’immagine che appare improvvisamente in mezzo al traffico e che può essere replicata ovunque con piccoli investimenti, come ha spiegato l’autore del murales: “mi piacerebbe molto che le istituzioni finanziassero questo genere di progetti anche perché parliamo di arte pubblica. Ognuno, senza pagare nessun biglietto, può beneficiare di queste opere. Di materiale per il lavoro realizzato si potrebbe parlare di 350 euro poi c’è il cachet di ogni artista, che varia, ma il percorso artistico è sicuramente fattibile ovunque“. Fattibile lo è senza dubbio perché ogni città è piena di sottopassi grigi o di muri anonimi, ‘tele’ ideali e soprattutto quasi infinite.

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All’estero se ne sono accorti da tempo e in Italia ci stanno provando alcune grandi città come Roma e Torino però nulla vieta che anche realtà meno grosse, come Alessandria o le altre città della provincia, possano misurarsi con questa forma di arte, come ha spiegato Andrea: “le iniziative all’estero sono molto più avanti, senza togliere nulla a Urban Canvas. Però fuori dall’Italia vengono messe a disposizione superfici di otto, dieci, quindici piani. Chi investe in questi festival ha un riscontro turistico e mediatico eccezionale e quindi è una strada da percorrere“.

Tornando al Caravaggio che sbuca tra le auto del traffico di Varese il progetto “è nato dal progetto Urban Canvas che si pone come obbiettivo l’abbellimento della città di Varese. Io sono il ventitreesimo artista che partecipa a questa iniziativa ma in questo percorso ha trovato spazio un mio amico alessandrino e decisamente famoso come Guido Bisagni 108″. L’idea di disegnare un Caravaggio è partita da una sfida ha raccontato ancora Andrea Ravo Mattoni: “portare in Italia questo Caravaggio, conservato a Dublino, è nata dall’idea di confrontarmi con le pitture a olio con le bombolette.” E l’effetto è stato magnifico fin dall’inizio: “mentre lo realizzavo c’era molto entusiasmo. Mentre il lavoro prendeva forma la gente suonava il clacson o si fermava per farmi i complimenti. Poi non mi aspettavo diventasse così virale. Le foto dell’opera hanno cominciato a girare quasi da sole e così ne hanno parlato Repubblica e anche Sky Arte“.

Pensate se questa arte invadesse le città, se l’arte si attaccasse ai muri sbiaditi dal tempo e dall’incuria. Non sarebbe meglio? Non sarebbe un’occasione per i giovani?

E, ribadiamo, all’interno del progetto Urban Canvas, c’era anche l’alessandrino Guido Bisagni, in arte 108. Diamogli un muro o un sottopasso e liberiamo la street art.

Fabrizio Laddago