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ALESSANDRIA – Un equipaggio, una barca in gara per l’America’s Cup ed eterni giochi di potere.

Venerdì 3 giugno al Teatro Macallé, di fronte ad una platea piena, la compagnia teatrale Gli Illegali, in collaborazione con BlogAl,  ha presentato la prima di “Altro che America’s Cup”,  scritto da Massimo Brioschi e diretto da Luigi Di Carluccio.

Sulla scena una vela, un timone, cime, reti e tutto ciò che si può immaginare sul ponte di un’imbarcazione. A scandire il tempo, luci che segnano il passaggio dal giorno alla notte dai riflessi blu, su un mare che è immaginato al di sotto del palco, dove si cade in acqua o si va a fare il bagno.

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Cinque i membri dell’equipaggio, inizialmente coesi e in equilibrio tra loro. In mare tutto sembra possibile, i rapporti interpersonali recuperano una primitività e non è necessario frenare gli istinti in nome di un’idea di convivenza. Quando un naufrago di un altro equipaggio sale a bordo, la solidarietà nel rispetto della libertà personale si spezza.

La dinamica che ne scaturisce è un fenomeno sociale e politico, sia pur nell’ironia del taglio e nella dinamicità della situazione che, all’interno di uno spazio limitato, accelera ogni processo.

Il diverso che sembra usurpare i diritti altrui, gli estremismi buonistici contro l’opportunismo spietato, gli slogan politici più triti, eppure così ricorrenti, sono i tanti temi che si affacciano e che suscitano un riconoscimento immediato. La barca diventa un test di prova delle varie forme di governo, espressione di intenti originariamente puri, oppure di biechi interessi individualistici.

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Intorno il mare e l’infinito, la sua bellezza e la pochezza umana che arriva, per conquistare il potere, al pensiero di sopprimere qualcuno con la violenza, in nome della responsabilità che non si può coniugare con la purezza.

Una buona prova per Gianfranco Cereda, Antonio Coccimiglio, Pier Manca, Elisabetta Puppo, Salvo Scicolone, Marco Triches, tutti in parte e ottimamente coordinati tra loro. Ottimo il ritmo forsennato delle manovre di bordo, in momenti di affanno, e notevole la causticità del taglio registico negli interventi esplicativi (come enfatici titoli di giornale) che sottolineano i cambi di leadership. Ogni protagonista incarna un’idea che non si accorda con le altre, se non per alleanze temporanee e pragmatiche; anche il non schierarsi è una tattica e, in quella che diventa una lotta, tutto è lecito.

Tra ironia e sconcerto il finale, che vede il naufragio (è il caso di dirlo) di ogni possibile forma di governo, nella pace apparente di un orizzonte marino affascinante e irraggiungibile.

Un testo importante e leggibile in tanti modi. Si sorride e si ride tanto, si riconoscono tanti aspetti della vita sociale e si riflette sulle dinamiche politiche in un microcosmo tanto simile all’umanità. Da vedere.

“Altro che America’s Cup” è in scena al Macallé anche sabato 4 giugno alle ore 21.15.

Nicoletta Cavanna