Musei DiVini 2021 all’Università degli Studi di Pavia

PAVIA –  Food and Wine a Pavia con Musei DiVini 2021. Mercoledì 23 giugno, dalle ore 19.30 alle ore 23.30, i cortili e musei della sede centrale dell’Università di Pavia saranno aperti al pubblico per far incontrare l’Ateneo, la città e il territorio.

Sarà così possibile conoscere e conversare con più 30 produttori dell’Oltrepò Pavese, degustare i loro vini e chiacchierare di vino, archeologia e altre curiosità nei cortili e all’interno dei musei.

Il ricavato della serata, organizzata da Universitiamo in collaborazione con il Sistema Museale di Ateneo, andrà a sostegno del progetto di ricerca “Archeo Staffora – Archeologia nella terra del vino”, che il Dipartimento di Studi umanistici (sez. Archeologia) ha avviato nel 2015.

Il progetto, che ha come obiettivo la ricostruzione del paesaggio storico della Valle Staffora partendo dagli scavi archeologici presso Rivanazzano Terme, mira a favorire negli abitanti il recupero della memoria storica per consolidare la propria identità culturale e produrre una gestione consapevole delle future trasformazioni del territorio e del paesaggio.

Musei DiVini 2021, il programma della serata

  • Dalle ore 21 alle 23, il Museo per la Storia organizzerà nel Cortile dei Caduti antistante un “Teatro degli oggetti“; un momento speciale di condivisione, di divertimento e di creazione di consapevolezza della comunità attraverso il racconto di alcuni oggetti del Museo o proposti dagli stessi visitatori;

 

  • Dalle 20.15 saranno protagonisti delle altre chiacchierate informali nel Cortile delle Magnolie, insieme all’archeologo Stefano Maggi, responsabile del progetto, all’enologo Mario Maffi e al produttore Valter Calvi anche Anna Letizia Magrassi Matricardi, curatrice del Museo di Archeologia, che introdurrà i visitatori alla conoscenza del vino negli usi degli antichi;

 

  • Dalle 20.30 Nicola Ardenghi, curatore dell’Orto Botanico, racconterà dei flagelli che falcidiarono la viticoltura europea alla fine dell’Ottocento, cioè fillossera e peronospora, introdotte dall’America e di come la Botanica prestò il suo soccorso facendo conoscere ai viticoltori le viti americane, che vennero impiegate come portinnesto ma anche per produrre vini “alternativi”, che scompaginarono il panorama vinicolo dell’epoca a tal punto da essere messi fuori legge.