Autore Redazione
martedì
28 Aprile 2020
16:46
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Cronaca - Alessandria

Industria: la crisi coronavirus rischia di essere feroce come quella del 2008

Industria: la crisi coronavirus rischia di essere feroce come quella del 2008

ALESSANDRIA – La crisi coronavirus sta colpendo con ferocia il mondo dell’industria e, in prospettiva, il rischio è di una situazione simile, se non peggiore, a quella del 2008. Ancora non è possibile fare previsioni, anche a fronte di tutte le questioni aperte a tutt’oggi, ma se 12 anni fa le difficoltà erano da imputare a un crisi interna al mondo economico, legata al mondo finanziario, oggi sono figlie di un nemico invisibile con in più l’incognita della durata. “Siamo in una fase in cui dobbiamo fare i conti con la variabile tempo e in cui se il mercato della Cina è ripartito con discreti segnali anche dagli Usa, rimane estremamente confuso lo scenario in Europa – hanno spiegato il direttore Renzo Gatti e Beppe Monighini, responsabile Centro Studi”.

D’altronde sono i numeri a parlare a fronte di una indagine lampo compiuta da Confindustria tra il 20 e il 22 di aprile (che segue quella classica del secondo trimestre) cui hanno risposto oltre 150 aziende associate. In questo momento di emergenza quattro aziende su dieci, tra le manifatturiere e dei servizi alla produzione della provincia di Alessandria, non stanno lavorando. Eppure il mondo imprenditoriale del territorio è pronto a rialzarsi, visto che il 92,8% è già ai blocchi di partenza nel rispetto delle norme di attenzione alla salute dei lavoratori. Solo il 7,2% quindi, alla data del 22 aprile, deve ancora provvedere alle ultime dotazioni necessarie per la ripresa.

La violenza dell’impatto economico causato dal coronavirus si misura anche nel significativo calo degli ordinativi con 4 imprese su 5 ad aver registrato meno ordini e quindi meno lavoro, situazione che si traduce in una percentuale degli inattivi pari al 50% della forza lavoro complessiva. Il 76,9% delle imprese attive ha segnalato un calo degli ordini, lavorando quindi pur davanti a una significativa flessione, ma la percentuale sale al 92,5% per le imprese ferme. La media della riduzione degli ordini al momento dell’indagine lampo sfiora il 58%.

Una fotografia che si aggiunge all’indagine congiunturale classica (II trimestre) che prima ancora, sulla base di 4.420 imprese interpellate, aveva già segnalato evidenti scricchiolii con il 78,2% degli intervistati che davanti alla crisi ha dichiarato di essere disarmato e unicamente in attesa della normalità. Per l’84,5% delle aziende che ha partecipato all’indagine è stato evidente il rallentamento della domanda nel mercato domestico e nel mercato internazionale. Tutto questo provoca molte difficoltà nel garantire i flussi di liquidità con l’azienda chiusa o parzialmente aperta e rende impellente la necessità di poter ripartire a pieno ritmo il prima possibile per limitare le perdite di fatturato, nella speranza, grazie agli aiuti governativi, di ripianare i danni patiti.

Uno scenario estremamente complesso affrontato comunque con ottimismo dagli imprenditori, ha spiegato il Presidente Maurizio Miglietta, che ha rimarcato l’impegno “responsabile del mondo imprenditoriale” nel tutelare la salute dei lavoratori e rendere il lavoro da remoto una modalità ordinaria, oltre a permettere le prestazioni di tutti i lavoratori. Queste misure tuttavia non possono supplire a uno scenario più difficile per il Piemonte e la Provincia, realtà con un export importante e quindi oggi costrette a vivere una sofferenza maggiore. Cruciale, dunque, “un aiuto per far fronte a questa nuova crisi” a cominciare dalla “velocizzazione delle fasi operative di erogazione delle prestazioni di ammortizzatori sociali e degli strumenti di anticipo dalle banche“. Al contempo non può essere ignorata la crisi di liquidità per le imprese più piccole, con il rischio di una maggiore esposizione all’indebitamento, ed è per questo che Confindustria Alessandria torna a chiedere aiuti a fondo perduto a beneficio delle piccole ma anche delle medie imprese. Infine se l’emergenza covid ha accelerato lo smartworking e l’adozione di soluzioni innovative è anche vero che l’Italia continua a essere indietro negli investimenti per una “Industria 4.0”. In questo senso Confindustria esorta investimenti concreti e seri anche perché il telelavoro e lo smartworking con tutta probabilità saranno modalità di lavoro che l’imprenditoria porterà avanti ancora a lungo. Ciascuno insomma dovrà fare la propria parte hanno spiegato il Presidente e il direttore, soddisfatti per il grande sforzo e aiuto registrato sul territorio grazie alla competenza e all’impegno della Prefettura di Alessandria, “che ha esercitato il proprio ruolo con grande efficacia e con attenzione“, cui dovrà aggiungersi quello di tutti gli attori necessari a vincere questa nuova crisi “per uscirne prima possibile“.

Indagine II Trimestre confindustria

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