7 Febbraio 2026
14:30
I laghi dei cercatori d’oro sull’appennino piemontese – Piemonte da Scoprire
PIEMONTE – Il territorio alessandrino è ricco di sorprese; fra queste c’è un’area che potrebbe appartenere a un romanzo fantasy, oppure ai miti del Klondike di zio Paperone. In realtà ci troviamo nell’Alto Monferrato, all’interno del Parco delle Capanne di Marcarolo, sull’Appennino Piemontese tra i comuni di Casaleggio Boiro, Mornese e Bosio: qui ci sono storie affascinanti da raccontare e panorami da favola, quelli dei Laghi della Lavagnina. A metà Ottocento in quest’area vennero rinvenuti dei filoni auriferi e scattò la corsa all’oro, come nel famoso territorio canadese. Nel 1852 venne addirittura costruito uno stabilimento metallurgico per la lavorazione della materia prima estratta e la preparazione dei lingotti, e le miniere passarono sotto il controllo della Société Anonyme des Mines d’or du Gorzente, con sede a Lione, in Francia. La fortuna non durò per molto e, con il progressivo esaurimento dei filoni auriferi, nel 1887 venne realizzata una prima diga grazie alle acque del torrente Gorzente, che formò il Lago Superiore, poi utilizzato come bacino idrico per la città di Genova. Nel 1917, anche grazie alla collaborazione forzata di prigionieri austriaci della Grande Guerra, venne infine creata la seconda diga allo scopo di ottenere energia idroelettrica; questa formò il Lago Inferiore, che sommerse la Cascina Lavagnina e lo stabilimento metallurgico di lavorazione del prezioso metallo. I filoni auriferi, d’altronde, si erano ormai completamente esauriti nel 1913. Nell’area parco si sviluppano ora meravigliosi sentieri nel verde con un’incredibile ricchezza botanica costituita da fiori, piante e da una miriade di alberi diversi che spaziano da quelli tipici dell’ambiente montano a quelli caratteristici della macchia mediterranea: si possono trovare, infatti, castagni, roveri, pini, noccioli, pini marittimi e così via. Nelle belle giornate vi sono solo tre colori a dominare la vista: il cielo azzurrissimo, il verde della vegetazione e quello delle acque, che muta a seconda delle sue condizioni. Provenendo da nord, si esce al casello autostradale di Ovada e ci si dirige verso Lerma e Casaleggio Boiro, poi si seguono le indicazioni per i laghi percorrendo una stradina asfaltata solo nel primo tratto e che termina in un parcheggio; da qui parte uno splendido itinerario che conduce alla casa del custode della diga del Lago Inferiore e quindi lo costeggia in un percorso totalmente in mezzo alla natura al di sopra delle acque: il Sentiero Naturalistico dei laghi di Lavagnina (SNL). Queste sono di solito limpidissime e blu, poiché riflettono il colore del cielo, a meno che l’invaso sia stato riempito da poco. Se si è particolarmente fortunati, si può percorrere l’itinerario quando l’invaso viene svuotato per controlli o nei periodi di siccità eccezionale: in questo caso emergono i resti della Cascina e dello stabilimento metallurgico. Percorrendo il facile tragitto a piedi o in bicicletta, si giunge in breve al Lago Superiore (posto a circa 350 metri d’altezza), dove il sentiero si restringe attraversando radure erbose, boschi e proseguendo lungo il cammino del Gorzente. Il panorama è stupendo in ogni stagione, ma risalta soprattutto d’estate, quando il vento fresco mitiga il caldo e il silenzio sarebbe assordante se non fosse rotto dal frinire delle cicale. Potete terminare l’itinerario quando volete, ripercorrendo il sentiero a ritroso. Non vi è una particolare difficoltà, ma il percorso è abbastanza lungo (circa tre chilometri, più la salita alla casa del custode) ed è sconsigliato a chi abbia difficoltà motorie; si raccomanda di portare acqua, poiché non vi sono punti di ristoro. Escursione al Santuario della Rocchetta
Una volta terminato il percorso dei laghi, è possibile effettuare un’altra visita interessante. Tornati all’inizio del percorso automobilistico, un ponte consente di attraversare il torrente Piota e dirigersi, guidati dalle cappelle votive della Via Crucis, verso il Santuario di S. Maria della Rocchetta, o Nostra Signora delle Grazie, nel territorio di Lerma. Il luogo su cui nel 1291 venne eretto il Santuario era probabilmente già sacro ai Celti Liguri e poi ai Romani, che avevano in zona piccole miniere d’oro a cielo aperto. Nel Medioevo ospitava i viandanti lungo la via del sale tra Monferrato e Liguria. Tra il Quattro e il Seicento il complesso fu ampliato dai genovesi Spinola, signori di Lerma. Durante la Seconda Guerra Mondiale, il cappellano don Luigi Mazzarello nascose alcuni ebrei genovesi, tra cui lo zio di Primo Levi, salvandoli da una retata tedesca; per questo fu riconosciuto Giusto fra le Nazioni.
La chiesa sorge su uno sperone di roccia a strapiombo sul torrente Piota, in un contesto naturale di grande fascino. Oggi il Santuario, con affreschi seicenteschi ed ex voto, è visitabile in occasione di eventi o grazie alla disponibilità del religioso che vi abita.
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