Autore Redazione
lunedì
9 Marzo 2026
07:00
Condividi
Tempo Libero - Asti

Il mistero dell’ispirazione nell’ultimo lavoro di Casa degli alfieri a Moncalvo

Nel fine settimana, in occasione del cartellone di eventi per i 400 anni dalla morte del pittore manierista Guglielmo Caccia, ha debuttato “Ritratto d’artista con angelo” con Patrizia Camatel ed Emanuele Arrigazzi
Il mistero dell’ispirazione nell’ultimo lavoro di Casa degli alfieri a Moncalvo

MONCALVO – L’ispirazione alla base della creazione artistica e la sua natura imponderabile attraversano l’arte di tutti i tempi, tormentano o ricompensano chi ne è investito e stupiscono anche a distanza di secoli. E’ proprio questa illuminante e misteriosa visione di qualcosa ancora da creare che tesse la trama di “Ritratto d’artista con angelo”, l’ultimo lavoro della compagnia Casa degli Alfieri su ideazione, testo e ricerche di Patrizia Camatel, anche interprete insieme ad Emanuele Arrigazzi.

Lo spettacolo si è svolto nei giorni 6-7 e 8 marzo a Moncalvo nella chiesa di San Francesco, scrigno di molte tele di Guglielmo Caccia (detto il Moncalvo) e della di lui figlia Suor Orsola Maddalena Caccia, nella forma di una visita teatralizzata, seguita da un ulteriore approfondimento dal punto di vista storico-artistico grazie alle guide volontarie dell’Associazione Culturale “Guglielmo e Orsola Caccia” di Moncalvo.

“Ritratto d’artista con angelo” è certamente uno spettacolo, ma soprattutto è un’esperienza emozionante sin dall’ingresso nella chiesa, che avviene in silenzio e in gruppo. Si varca la soglia e l’atmosfera riporta indietro nel tempo: siamo nel 1619 e Guglielmo Caccia, pittore già celebre, tanto da essere definito il Raffaello del Monferrato, appare prostrato in preghiera. Da uomo devoto del suo tempo, quello della Controriforma, che dettava regole precise sulle immagini religiose, aspetta un segno divino che gli indichi se e come continuare il suo lavoro.

Il Guglielmo Caccia di Arrigazzi unisce consapevolezza del suo talento e umiltà, profonda religiosità e spirito pratico. Appare molto umano nel suo ridimensionare man mano, con un buon senso che fa sorridere, le aspettative nei confronti di una risposta soprannaturale. L’ispirazione e il senso ultimo del fare sono al centro del suo pensiero (“quale speranza posso dipingere se non posso neanche più vederla?) e tutto ciò innesca un dialogo con un angelo decisamente custode. Patrizia Camatel pare veramente un angelo uscito da un’annunciazione del Caccia, ma stempera la solennità con un fare bonario e comprensivo. Combatte la forza di gravità che la fa buffamente inciampare, ma mantiene un equilibrio godibile tra levità e ironia, risultando credibile e per nulla stereotipata. Sarà lei a immergere il Moncalvo nella visione delle opere future sue e di Orsola, la più dotata delle sue figlie.

Dunque un salto nel tempo, ma soprattutto in una dimensione religiosa tale da permeare il lavoro dell’artista cui, per un attimo, ed è questa l’ispirazione, è mostrata la bellezza nella sua perfezione. Attraverso le tante tele esposte nella chiesa di San Francesco lo spettatore entra nella vita dell’artista, nelle vicende familiari che si intrecciano con la sua arte, i suoi colori cangianti e la caratteristica luminosità dei suoi dipinti. Infine arriva l’ispirazione e si viene a creare sotto gli occhi dello spettatore un ultimo quadro (quasi un tableau vivant, dove è il quasi a sorprendere), grazie alla raffinata scenografia di Agnese Falcarin (suoi anche i bei costumi), .

Nel testo e nell’interpretazione domina una leggerezza elegante che arriva a tutti in forma di coinvolgimento e di emozione. E’ una leggerezza sapiente, che sottende una ricerca storica accurata e una credibilità attoriale tale da dosare al punto giusto storia, personalità artistica, mistero e una buona dose di sorriso. A sfondo di tutto ciò, il valore artistico del luogo, una vera pinacoteca all’interno di una chiesa.

L’iniziativa rientra in un vasto progetto locale di rigenerazione culturale e sociale e si inserisce nel cartellone di eventi promosso dal Comune di Moncalvo per celebrare i 400 anni dalla morte del grande pittore del manierismo, dal titolo “Guglielmo Caccia, detto il Moncalvo, 400 anni di arte senza tempo”, realizzato insieme al Comune di Montabone –città natale del pittore e gemellata con Moncalvo – grazie al contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Asti e con il patrocinio del Consiglio Regionale del Piemonte.

Condividi