Autore Redazione
martedì
17 Marzo 2026
05:33
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Cronaca - Alessandria

Ad Alessandria balzo delle compravendite immobiliari. La mappa dei prezzi quartiere per quartiere

Ad Alessandria balzo delle compravendite immobiliari. La mappa dei prezzi quartiere per quartiere

ALESSANDRIA – Il mercato immobiliare di Alessandria archivia il 2025 con risultati decisamente positivi, confermandosi tra i più dinamici del Piemonte e mostrando una crescita superiore alla media nazionale. I dati elaborati sulla base delle analisi OMI e FIAIP Alessandria evidenziano un aumento significativo delle compravendite e un mercato che, grazie alla sua accessibilità, continua ad attrarre sia chi cerca una prima casa sia chi punta sull’investimento immobiliare.

Il dato più significativo riguarda l’aumento delle compravendite registrato nell’ultimo trimestre dell’anno. Nel quarto trimestre del 2025 le transazioni immobiliari ad Alessandria città sono cresciute del 23% rispetto allo stesso periodo del 2024, segno di un mercato in forte ripresa. Il bilancio complessivo dell’anno conferma questa tendenza: nel 2025 si sono registrate 1.640 compravendite, con un incremento del 19% su base annua.

Uno degli elementi che continua a sostenere il mercato alessandrino è il livello dei prezzi relativamente accessibile, che consente sia investimenti immobiliari con rendimenti interessanti sia affitti con canoni equilibrati per gli inquilini. L’inizio del 2026 conferma il trend positivo: i prezzi mostrano un leggero aumento e il mercato delle locazioni appare particolarmente vivace.

Prezzi medi e andamento del mercato

A febbraio 2026 il valore medio degli immobili ad Alessandria si colloca tra 940 e 950 euro al metro quadrato, con un incremento annuo di circa +5%.
Nel dettaglio:
Appartamenti: tra 830 e 1.000 euro/m², a seconda dello stato di conservazione.
Immobili di fascia alta: possono raggiungere 2.350–2.500 euro/m², soprattutto se completamente ristrutturati e situati nelle zone più pregiate della città.
Ville e abitazioni indipendenti: valori medi tra 910 e 960 euro/m².

Le quotazioni quartiere per quartiere

Analizzando il mercato nel dettaglio, emergono differenze significative tra le varie zone della città.
Il Centro Urbano resta l’area con i valori più alti, con prezzi tra 1.100 e 1.150 euro al metro quadrato, sostenuti dalla forte domanda per immobili ristrutturati.
Molto richieste dalle famiglie sono anche le zone della Pista e del Villaggio Europa, dove i valori oscillano tra 1.000 e 1.050 euro/m², grazie alla qualità residenziale e ai servizi.
Il quartiere Orti–Galimberti presenta valori compresi tra 915 e 1.200 euro/m²: qui si concentrano le ville di maggiore pregio e una zona universitaria molto dinamica.
Il Quartiere Cristo, con quotazioni tra 850 e 900 euro/m², offre un buon equilibrio tra vivibilità e ampia offerta immobiliare, risultando uno dei mercati più liquidi della città.
Più accessibili i prezzi a Spinetta Marengo, dove si va da 630 a 770 euro/m², valori legati alla presenza del polo industriale che continua comunque a sostenere la domanda.
Infine, le aree collinari di Valmadonna e Valle San Bartolomeo registrano quotazioni tra 850 e 890 euro/m², con una forte richiesta di soluzioni indipendenti immerse nel verde.

Efficienza energetica e nuovi equilibri tra domanda e offerta

Nel 2026 la domanda immobiliare si orienta sempre più verso abitazioni efficienti dal punto di vista energetico. Gli immobili in classe A o B sono molto richiesti e riescono a spuntare prezzi sensibilmente superiori alla media, spesso oltre i 1.500 euro al metro quadrato. Al contrario, gli immobili datati o da ristrutturare incontrano maggiori difficoltà sul mercato se non vengono proposti con prezzi competitivi. Un altro fattore che sta favorendo la ripresa delle compravendite è il calo dei tassi d’interesse iniziato nel 2025, che ha migliorato l’accesso ai mutui e sbloccato molte operazioni rimaste ferme negli anni precedenti.

Il vero motore del 2026: il mercato delle locazioni

Se il settore delle vendite cresce, il vero protagonista del 2026 è il mercato degli affitti, trainato soprattutto dalla domanda di studenti universitari e giovani lavoratori.
Il canone medio di locazione si attesta attorno ai 7,10 euro al metro quadrato al mese, con una domanda che continua a superare l’offerta di immobili di qualità. In questo contesto, uno degli strumenti più utilizzati è quello degli Accordi Territoriali con canone concordato, che consentono di ottimizzare la rendita grazie a vantaggi fiscali e a una maggiore stabilità contrattuale.

Il bonus efficienza e i vantaggi fiscali

Tra le novità del 2026, OMI e FIAIP Alessandria evidenziano il cosiddetto “Bonus Efficienza”, che premia gli immobili in classe energetica A o B con una maggiorazione del canone massimo fino al 12% nei contratti a canone concordato. I vantaggi fiscali sono particolarmente rilevanti: cedolare secca al 10% (invece del 21%): riduzione dell’IMU del 25% sulla quota statale.

Ad Alessandria l’aliquota per gli immobili locati è già ridotta all’8,60 per mille, su cui si applica l’ulteriore sconto del 25%. Riduzione del 30% della base imponibile IRPEF per chi non opta per la cedolare secca. Studenti e trasfertisti: la spinta dell’Università del Piemonte Orientale Un ruolo importante nella crescita delle locazioni lo svolge il consolidamento dell’Università del Piemonte Orientale, con il polo universitario nel quartiere Orti.

Tra i contratti più richiesti dagli investitori ci sono: Contratti per studenti, con durata tra 6 e 36 mesi e cedolare secca al 10%, anche per l’affitto di singole stanze; Contratti transitori, molto utilizzati da trasfertisti e personale sanitario, con durata massima di 18 mesi e legati a esigenze lavorative documentate.

Un esempio concreto elaborato dallo studio mostra chiaramente la convenienza del canone concordato. Prendendo come riferimento un bilocale di circa 65 metri quadrati in zona Pista, con un contratto a canone libero (4+4) e un affitto di 500 euro al mese – pari a 6.000 euro annui – tra tassazione con cedolare secca al 21% e IMU il proprietario otterrebbe un guadagno netto di circa 3.715 euro all’anno. Applicando invece un contratto a canone concordato (3+2), con un affitto mensile di 450 euro – quindi 5.400 euro annui – grazie alla cedolare secca al 10% e alla riduzione dell’IMU il reddito netto salirebbe a circa 4.091 euro annui, cioè 376 euro in più rispetto al canone libero.

L’esempio elaborato dallo studio evidenzia quindi un aspetto significativo: il proprietario ottiene un rendimento maggiore pur applicando un canone più basso, con un risparmio per l’inquilino di circa 600 euro l’anno.

Locare a canone concordato, soprattutto nelle zone centrali della città, significa contribuire alla vitalità del tessuto urbano e favorire un mercato più equilibrato. Il sistema incentiva anche la manutenzione degli immobili, perché il canone dipende dalla qualità dell’abitazione e spinge i proprietari a mantenere gli alloggi in buone condizioni. In un contesto economico segnato dall’aumento dei costi energetici e dalle difficoltà delle famiglie, il canone concordato rappresenta quindi una scelta economicamente vantaggiosa, fiscalmente efficiente e socialmente utile, capace di garantire stabilità legale, selezionare inquilini affidabili e contribuire alla riqualificazione della città”.

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