Celebrare il primo maggio oggi “è un atto di resistenza”, “serve una vera politica industriale”
NOVI LIGURE – Il tempo passa ma i problemi dei lavoratori rimangono gli stessi. Si continua a morire, con numeri che aumentano in provincia anziché diminuire, le criticità dell’ex Ilva sembrano immutate, i contratti precari proliferano, i dipendenti sono sempre più tassati e il profitto schiaccia con violenza i diritti. A Novi Ligure il primo maggio racconta un tempo immobile per chi lavora e per questo celebrarlo, è stato spiegato dal palco, è un “atto di resistenza“. L’unità dei sindacati oggi è fondamentale per contrastare chi antepone solo il profitto a tutto il resto, ha tuonato nel suo intervento Alessandro Genovesi della segreteria nazionale Cgil, che ha anche sottolineato la necessità di rilanciare i settori manifatturieri in Italia perché “non si può pensare di vivere solo di trasporto di beni altrui o di turismo“. A tutto questo si aggiunge il fatto che “solo rivendicare l’autonomia industriale ci rende davvero liberi”, ha concluso Genovesi, alludendo alle velleità autonomiste di molti Governi attuali.
Intanto a Novi ci si interroga ancora sul futuro dell’ex Ilva, “emblema”, ha detto il sindaco Rocchino Muliere, “del fallimento della politica industriale italiana”. I lavoratori chiedono risposte e visioni che ancora oggi non si vedono, “nonostante si diga che l’acciaio è centrale per l’Italia“. Il primo maggio, insomma, è una festa, ma c’è sempre meno da festeggiare, anche in provincia.