Autore Redazione
sabato
18 Aprile 2026
14:00
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Cronaca - Wonderland Eventi - Piemonte

Il castello di Monticello d’Alba, tra torri medievali e atmosfere da fiaba – Piemonte da Scoprire

“Piemonte da scoprire” è una rubrica a cura di Paolo Ponga
Il castello di Monticello d’Alba, tra torri medievali e atmosfere da fiaba – Piemonte da Scoprire

PIEMONTE – L’Italia è costellata di pievi, borghi antichi e castelli che ne caratterizzano buona parte del territorio e di certo non fa eccezione il Piemonte, ricco com’è di tradizioni storiche e di incredibili paesaggi. Un castello che ricorda quelli delle favole per bambini o dei film con battaglie medievali è quello di Monticello d’Alba, grazie alle torri potenti ed ai camminamenti ricchi di merli. Il piccolo paese che il maniero sovrasta ha circa duemila abitanti e fa parte del territorio del Roero, costituito da ventidue comuni con una precisa impronta culturale, storica ed enogastronomica in provincia di Cuneo, da cui dista una sessantina di chilometri, mentre sono dieci quelli che lo separano da Alba, la capitale delle Langhe e del tartufo e solo otto quelli da Bra, conosciuta a livello mondiale per la kermesse “Bra Cheese”, l’evento legato al formaggio.

castello di Monticello d’Alba

Il castello, come spesso capita, ha un’origine che si perde nelle leggende, ma che probabilmente deriva dalla volontà dei Vescovi di Asti di proteggere il territorio dalle invasioni dei Saraceni, come quella devastante avvenuta nel 920 d.C.; è in ogni caso attestata la sua esistenza attorno all’anno Mille.

castello di Monticello d’Alba

Le cronache medievali narrano poi di due grandi assedi che colpirono le mura turrite. Il primo avvenne tra il 1187 ed il 1190, quando gli Albesi guidati dai Vescovi d’Asti vinsero la ribellione dei De Govono. Duecento anni dopo invece regnava su queste terre il temibile Ludovico Malabaila, che dal castello tiranneggiava e angustiava la popolazione locale; la gente decise così di ribellarsi chiedendo l’aiuto dei Vescovi e della potente famiglia dei Roero, signori di Monteu. I quattro fratelli si chiamavano Aimonetto, Andrea, Antonio e Percivalle e, dopo aspre battaglie con alterne fortune, sconfissero il malvagio Ludovico che finì rinchiuso nelle prigioni di Asti. I fratelli si divisero le proprietà di Malabaila con la benedizione dei Vescovi e la rocca venne affidata a Percivalle, che la rese ancor più massiccia e difendibile. Da allora è rimasta ininterrottamente di proprietà dei suoi discendenti, che ne abitano tuttora il piano superiore: una continuità non comune nei castelli italiani.

castello di Monticello d’Alba

Nel 1785, in occasione delle nozze fra il conte Francesco Gennaro Roero viceré di Sardegna con Paola del Carretto, venne dato il via a profonde trasformazioni che trasformarono il fortilizio difensivo a dimora signorile, senza però stravolgere la sua architettura originale; venne eliminato il ponte levatoio, furono sostituiti spalti e fossati con splendidi giardini e infine fu modificato l’interno effettuando restauri e decorazioni che lo abbellirono notevolmente.

La facciata è ancora di grande effetto, con la vista delle torri e dei merli ghibellini che proteggono il passo di ronda. Quando però ci si sposta a lato della struttura si nota una particolarità inusuale. Il castello, di forma rettangolare, è protetto su tre angoli da massicce torri di forma differente: una quadrata, una rotonda e la terza ottagonale, mentre manca completamente nell’ultimo.

Si accede all’interno mediante uno scalone in pietra che dai restauri del 1785 sostituisce il ponte levatoio e che conduce alla sala d’armi, con la sua collezione di armature, spade e uniformi. Passata la cappella di Santa Barbara, si arriva alla scalinata che conduce al piano superiore, con i suoi imponenti saloni che ricordano l’impronta medievale, arricchita dal gusto e dai decori di fine Settecento. Notevole è la galleria con i ritratti degli antenati a partire da Percivalle e Aimonetto, i conquistatori del castello, e che prosegue con quelli di altri illustri discendenti. Si passa poi nella sala da biliardo contenente l’archivio di famiglia, e quindi si attraversano numerosi altri saloni e camere da letto, riccamente decorati e pieni di dipinti e di arazzi. Da alcune di queste camere è possibile accedere al cortile interno situato ove si trova la vetta del piccolo monte, e che si erge fino al primo piano del castello. Questo risulta sicuramente interessante perché rimasto nella struttura originale del Trecento e dal suo interno si possono vedere la galleria ad archi, le finestre ad arco medievali e la torre ottagonale, salendo la quale si accede agli appartamenti riservati alla proprietà e non aperti al pubblico.

castello di Monticello d’Alba

Per orari e tariffe della visita è consigliabile collegarsi al sito del castello di Monticello d’Alba www.roerodimonticello.it.

castello di Monticello d’Alba

Una nota gastronomica per chi venisse da lontano, inutile forse per chi abita in Piemonte.

Mangiare da queste parti è un vero tripudio di gusto e di piacere, in grado di stupire e deliziare anche i palati più raffinati, che sapranno apprezzare il re della tavola: il tartufo bianco delle Langhe.

A parte questo però, vi sono molti altri piatti eccezionali.

Fra gli antipasti non possiamo dimenticare la carne cruda all’Albese, tagliata col coltello e condita con un po’ di limone e, in stagione, con una grattugiata dell’eccezionale tartufo bianco; un’altra specialità è il vitello tonnato, della carne di manzo tagliata abbastanza fine coperta da una salsa fatta con maionese, tonno, acciughe e capperi.

Di primo ci sono i Tajarin, delle tagliatelle all’uovo fatte in casa e condite con il ragù, con il sugo dell’arrosto oppure ancora col tartufo; oppure gli agnolotti al plin, dei ravioli ripieni di carne il cui nome deriva dal “pizzicotto” col quale vengono richiusi.

Fra i secondi il Bollito Misto, oppure la famosa “Bagna Cauda” preparata con aglio, olio d’oliva, latte e acciughe sotto sale. Viene servita bollente con un fornellino per non farla mai raffreddare e vi si intingono verdure fresche (cavolo, verza, sedano, cardo e topinambur) o cotte. Un altro secondo per stomaci forti è il Fritto Misto alla Piemontese, un incredibile piatto di alimenti fritti che comprende carne, interiora, verdure, semolino e addirittura dolci.

A proposito di dolci, tipici della zona sono le pesche ripiene di amaretti e cioccolato e il Bunet, un budino con cioccolato, latte, amaretti e uova.

Cosa bere per mandar giù adeguatamente tutto questo ben di Dio? Naturalmente i vini della zona fra cui il Barolo, il Barbaresco, il Nebbiolo, il Dolcetto, e la Barbera. Se invece preferite i bianchi, assaggiate dell’ottimo Arneis o la leggera Favorita, perfetta d’estate.

 

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