ASTI  – “La dimensione economica oggi attanaglia e obnubila, ci siamo dimenticati di dare risposte alla nostra condizione umana, al fatto che lasciamo tracce di noi, ma il rapporto tra uomo e Dio è ancora molto presente…Sia uomini di fede che uomini non di fede possono incontrarsi per confrontare e interpretare il loro rapporto con il sacro”.

Il significato della rassegna “Le sfide della Fede”, promossa dall’Istituto Oblati di San Giuseppe e dal Progetto Culturale della Diocesi di Asti, con la direzione del Teatro degli Acerbi, è tutto in queste parole di Eugenio Allegri, protagonista con il Maestro Ramberto Ciammarughi, anche autore del testo oltre che della musica, di “Una lauda per Frate Francesco”. Lo spettacolo, o meglio, il melologo (componimento che unisce la musica con il parlato) sarà in scena venerdì 17 maggio, alle 21, nella Chiesa barocca della confraternita della Santissima Trinità e Sant’Evasio (via Cavour), luogo evocativo e artistico, sede della Confraternita detta dei battuti rossi, l’unica ancora attiva ad Asti.

Il legame con la figura di Francesco del pianista jazz e compositore Ramberto Ciammarughi, nativo di Foligno e vissuto tanto tempo ad Assisi, proprio a pochi passi dalla casa natale della famiglia del santo, dura da tutta la vita, come per tanti assisani. Diverso il caso dell’attore Eugenio Allegri (l’immortale Novecento di Baricco), il cui rapporto con la città umbra e il suo poverello è nato nel ’95, anno dell’inizio del sodalizio con Ciammarughi e altri artisti del luogo. “Dopo il terremoto del ’98, con la collaborazione di Ciammarughi e degli artisti del Calendimaggio (festa medievale di Assisi), avevamo messo in piedi al Teatro Carignano di Torino “Il poverello di Dio”, tratto dal libro dello scrittore greco ortodosso Nikos Kazantzakis”, racconta Allegri, “da quel momento il sodalizio si è ancora più consolidato e, dopo un paio di anni, Ciammarughi ha deciso di scrivere le sue riflessioni su Francesco. Ne è nata “Una lauda per Frate Francesco”, che esordì nel 2000, anno del Giubileo, e che abbiamo avuto l’onore di presentare nella Basilica di San Francesco ad Assisi”. Il testo fonde riflessioni personali a passi dei Fioretti, a versi del “Cantico delle creature”, in una partitura musicale nata insieme alle parole, che diventano a loro volta elementi musicali. “C’è una sorta di pentagramma anche nella lettura del testo. Piegare la scrittura di quell’italiano del 1200 alla cadenza jazz è stata un’acrobazia vincente nella restituzione della concretezza delle parole di Francesco e dell’attualità del suo discorso. Né Ciammarughi né io siamo stati toccati dalla fede, ma la spiritualità dell’arte ha molto a che vedere con quella di Francesco e di molti cantori dell’esistenza umana, soprattutto in quel periodo che ha preceduto l’umanesimo (basta pensare poco dopo a Jacopone da Todi o ai frati che facevano le rappresentazioni teatrali ispirate ai misteri sacri). La nostra è stata solo una riflessione che ci siamo permessi di fare e di rendere attuale con le parole di Francesco e con le nostre”. Ciammarughi ha scritto il testo pensando all’interpretazione di Allegri, intessuta del rapporto tra parole e musica, rivelata al grande pubblico in Novecento di Baricco, ma già maturata precedentemente. “Già nel 1980 feci ‘Gli uccelli’ di Aristofane con in scena la musica suonata dal vivo degli Area”, racconta Allegri, “ho sempre avuto questo incontro con la musica, poi reso pubblico da Novecento. Tutta una generazione di attori come Leo de Bernardinis e Carmelo Bene ci aveva già indicato questa strada, che andava oltre la lettura del fine dicitore verso la poesia detta non solo rispettando gli accenti tonici delle parole, ma con accenti artistici. Si toccano così livelli di percezione emotiva del pubblico e nuovi significati non solo logico-grammaticali”E la partitura di note e parole trasmette la spiritualità che da Francesco arriva a noi, attraverso il veicolo musicale, che “tocca livelli di spiritualità sia nella forma della musica sacra (da quella medievale al barocco), sia in quella contemporanea. Basta pensare alle pagine moderne di ricerca con veri momenti di estasi di John Coltrane, grande sperimentatore di jazz e uomo di fede”.

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La rassegna “Le sfide della Fede” è sostenuta dalla Fondazione CRAsti, dalla Fondazione CRT e da numerose aziende locali. Tra i partner la Pastorale Giovanile della Diocesi di Asti, la Pastorale Universitaria e le Comunicazioni Sociali della Diocesi di Asti.

L’ingresso è gratuito.

Per info: cell. 3392532921 – [email protected]  Il programma completo su www.teatrodegliacerbi.it

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Ramberto Ciammarughi