ASTI – Ci sono lavori teatrali (e “Il regno profondo- perché sei qui?” è uno di questi) che prescindono da una trama e sono solo nucleo contenutistico e suono. Difficile vederli in provincia, ma possibile ad Asti Teatro 41, il seguitissimo festival teatrale diretto da Emiliano Bronzino.

Asti Teatro 41 continua oggi 26 giugno alle 20 al Teatro Alfieri con “Calcinculo” di e con Enrico Castellani e Valeria Raimondi e, alle 22 al Diavolo Rosso, con “Un Edipo” con Giuseppe Pambieri.  Qui il programma completo del 26 e del 27 giugno e al link http://www.spaziokor.it/asti-teatro-41/ si può consultare il libretto del Festival, che proseguirà sino a domenica 30 giugno.

Ieri, martedì 25 giugno allo spazio Kor, è andato in scena “Il regno profondo- perché sei qui?”, il terzo capitolo del ciclo “Il regno profondo” (dopo “La vita delle vite”, e “Dialogo degli schiavi”) di Societas, scritto da Claudia Castellucci e da lei interpretato insieme a Chiara Guidi, cui si deve la regia vocale.

Non ci sono, in “Il regno profondo…”, concessioni alla morbidezza, tutto è scarno e ruvido come la scena, una piattaforma con due pedane rotanti su cui, in un momento dello spettacolo, le protagoniste ruotano come su un carillon. Claudia Castellucci e Chiara Guidi, infagottate in tailleur demodé, leggono da taccuini neri e sciorinano una sequenza di domande che aprono quesiti irrisolvibili e antichi come l’umanità. “Cosa faccio io qui?”, “Qual è la tua volontà?”. E’ un mantra dal suono ancestrale, modulato in una partitura sonora che assume la forma di salmo, diventa ossessione e poi stride in tono acido e irridente. Le voci sono inizialmente sincrone, accorpate dalla monodia, mentre si rivolgono ad un’entità assente, alla ricerca di un regno profondo dal significato risolutivo. Eppure c’è una vena caustica che attraversa la logica liturgica, accentuata dal carattere vernacolo dell’accentazione e da un che di scalzante. Tutto ciò si accentua nella successiva dissociazione vocale e nell’insinuazione persino aggressiva che accompagna gli interrogativi (“Vuoi che mi senta cattiva?”). La monodia diventa polifonia e affronta il problema dell’identità, in un interrogatorio che azzera la volontà del fare e non fare e si concentra infine sul nome e su chi si è.

Ma il regno profondo sembra inarrivabile, o forse è quello, superficiale e quindi sprofondato negli abissi della banalità, che appare nelle interruzioni pubblicitarie proiettate su uno schermo di fondo. Durante le pubblicità che si impongono con la legge per cui chi vede-legge-crede, le due protagoniste-megere (così si definiscono) crollano a terra insieme alle aste dei loro microfoni. Sono mondi separati, quello interiore irrisolto e quello esterno impositivo, come separate sono le ingerenze sonore in forma di rumori, tuoni, trombe da stadio o lontani comizi di piazza, che interrompono le elucubrazioni mentali.

Non ci sono sconti allo spettatore, né facili chiavi di lettura. “Il regno profondo- perché sei qui?” è un microcosmo spigoloso, che fa della parola musica, ma non accompagna dolcemente, anzi destabilizza. Vi si può leggere un’ostinata ricerca di significato, una duplicità tra stimoli esterni e interiorità, persino una sterile elucubrazione che confina ai margini della vita. Certamente vi si possono riconoscere gli interrogativi umani di ogni tempo. Superba la maestria delle due interpreti (entrambe fondatrici storiche della Societas Raffaello Sanzio, una realtà teatrale di rilevanza internazionale) nella modulazione vocale, nella perfezione di ogni sfumatura e nella postura rigida, ostinata e potenzialmente bellicosa. 

Come sempre un successo ad Asti Teatro.