ASTI – E’ con le parole de “Le Confessioni” di Sant’Agostino che Lorena Senestro, diretta da Massimo Betti Merlin, ha scavato, nel suo monologo “Le confessioni di Monica a Sant’Agostino”, nel rapporto madre-figlio. Lo spettacolo, in prima nazionale, è stato presentato ieri, venerdì 28 giugno, ad Asti Teatro 41, nella tutta esaurita ex Chiesa del Gesù, un’ambientazione barocca che trasuda un immaginario mistico adattissimo al testo.

Intanto il festival Asti Teatro 41, con la direzione artistica di Emiliano Bronzino, è arrivato al suo ultimo fine settimana, particolarmente fitto di appuntamenti. Oggi, alle 18, sarà in scena “Emigranti” di Slawomir Mrozek, alle 20, Alessandro Bergonzoni con “Trascendi e Sali”, alle 22, la prima nazionale di “Molière e Madelaine”, scritto e diretto da Roberto Cavosi, con Patrizia Milani, Marco Spiga e Antonio Carnevale. Qui tutto il programma di sabato 29 e domenica 30 ad Asti Teatro.

Lorena Senestro è Monica, la madre “casta e devota” di Sant’Agostino, che due volte al giorno pregava in una piccola, intima chiesa (e la ex Chiesa del Gesù pare l’evocazione di quel luogo sacro), non per “confabulare vanamente e chiacchierare con le altre vecchie”, ma per avvicinarsi al divino. E’ la descrizione che Sant’Agostino fa di lei ne Le Confessioni, che ha dato lo spunto alla fondatrice del Teatro della Caduta, autrice oltre che interprete del monologo, per uno scavo interiore che pare un’operazione maieutica dai risvolti inquietanti. Da un paradiso fuori dal tempo, dove Sant’Ambrogio canta il suo “Deus creator omnium” (ricordato nelle Confessioni), Monica, che nulla ricorda della sua vita in vita, prega per ritrovare la memoria e, alla sua invocazione verso l’Altissimo, si illumina la volta barocca della ex chiesa, uno spaccato vorticoso di cielo, angeli e santi. E’ così che inizia a confessare, non a Dio ma al figlio, la sua infanzia, la sua giovinezza di madre e il suo attaccamento esasperato a lui, primogenito brillante e, sino alla conversione, dedito ad una vita dissipata. Emerge un amore possessivo, paradigmatico dell’attaccamento patologico madre-figlio. Monica si identifica in lui, si definisce “pervertita e perversa”, gelosa degli amori sensuali di Agostino (la cui conversione fu in età adulta dopo una giovinezza mondana) e persino invidiosa della sua vita senza di lei. Il suo paradiso non è tanto nel regno dei cieli, ma nell’estasi delle loro conversazioni mistiche in Italia, prima della sua morte terrena, descritte nelle Confessioni come una perfetta intesa di anime che si elevano.

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Lorena Senestro affronta profondità della mente e derive emotive con passaggi che diventano sinistri. Santa Monica è l’esempio cattolico della madre devota, amorevole e pia, cui Sant’Agostino deve la scoperta della fede, ma è anche un personaggio controverso, che si presta ad interpretazioni psicanalitiche calzanti (ovviamente libere, perché la verità storica è quella contestualizzata nell’epoca remota del IV secolo D.C.). Da questa lettura parte le “Le confessioni….”: ne accentua una vena morbosa, travalica la storia individuale, collettiva ed ecclesiastica per entrare nell’eterna difficoltà del rapporto madre-figlio, nella paura del distacco, nell’amore patologico e nell’incapacità di lasciare libertà di pensiero e azione. Tutto è coinvolgente, in “Le confessioni….”, sacro e immondo, estatico e impuro. L’allontanamento dalla carnalità verso la purezza contemplativa è espresso con la stessa terminologia del santo d’Ippona, ma, nella lucida follia che trasuda nell’interpretazione della Senestro, risuona con l’eco dell’egoismo e della pretesa di amore assoluto, sempre meno divino e sempre più umano e individualistico. Da non perdere.