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ALESSANDRIA – Lunedì l’Azienda Ospedaliera di Alessandria si è confrontata con le associazioni Tessere le Identità e Casa di Quartiere per potenziare le misure già presenti a tutela dei pazienti lgbtqi, con corsi specifici per gli operatori. Un faccia a faccia avvenuto a pochi giorni dal caso del paziente omosessuale. Sul giornale La Stampa l’uomo aveva denunciato che nella lettera di dimissioni fosse stato esplicitato il suo orientamento, una voce inserita “da prassi”, ha ribadito la direzione del Reparto Malattie Infettive. Ieri è stato fatto il punto della situazione, pur non entrando nello specifico del caso della coppia che si è sentita discriminata.

“Come avviene in tutta Italia l’anamnesi raccoglie ogni tipo di informazioni sul paziente, compreso l’orientamento sessuale” ha sottolineato il direttore del Reparto Malattie Infettive Guido Chichinoper capirci: fosse stato eterosessuale lo avremmo esplicitato allo stesso modo. In caso di sospetto di malattie sessualmente trasmissibili, riportiamo anche le pratiche sessuali adottate, ma lo facciamo per deontologia medica, è normale prassi in un reparto come il nostro. Nessuno si deve offendere. Il test Hiv? Viene effettuato sempre previa autorizzazione del paziente, che in quel caso presentava dei sintomi neurologici che potevano essere ricondotti eventualmente a verso questa ipotesi, come la febbre e il mal di testa. Ogni procedura è stata comunque concordata col paziente, nel massimo rispetto della sua privacy. Basti pensare che non rilasciamo alcun tipo di informazione al telefono. Nella lettera di dimissioni, inoltre, capita almeno una volta a settimana che una persona preferisca far omettere un particolare e questo avviene puntualmente. Si tratta poi di un documento personale, consegnato in busta chiusa e non certo divulgabile a nessuno”.

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“Agiamo sempre nella tutela della salute e della riservatezza della persona” ha aggiunto Daniela Kozel, direttrice sanitaria dell’Ospedale di Alessandria “un paziente si deve sentire libero di dire tutto al medico, per potergli permettere di agire al meglio. Abbiamo approfittato di questa vicenda per ribadire alle associazioni la massima collaborazione a sensibilizzare e fare passi avanti contro ogni forma di discriminazione. I nostri operatori già effettuano corsi specifici per stare vicino a persone Lgbtqi, andremo avanti su questa strada”.

Dall’altra parte del tavolo le associazioni hanno ascoltato e concordato con l’Aso: “Si tratta di un iter volto ad accogliere sempre la persona” ha sottolineato il vice presidente di Tessere le Identità Alberto Bianchi “da parte nostra esprimiamo comunque la vicinanza a questa coppia che si è sentita discriminata. Possiamo magari immaginare che il comprensibile stress affrontato possa aver fatto equivocare le procedure adottate dai medici come discriminatorie, all’apparenza. Ricordiamo che, in ogni caso, lo Stato ha previsto l’istituzione dello sportello Unar, Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali, al quale rivolgersi in caso di eventuale discriminazione, un organismo che media con la azienda o l’ente coinvolto”.

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