ASTI – Si è aperto il 2020 allo spazio Kor con il primo spettacolo di gennaio della stagione Public, dal sottotitolo “Ognuno insieme”, a significare il coinvolgimento degli spettatori in un luogo che è diventato fulcro di cultura e condivisione. Public è molto più di una stagione, è una realtà abitata e vissuta da spettacoli nuovi e sorprendenti, da un clima di partecipazione collettiva dove gli spettatori, al termine della serata, dialogano con gli artisti, da laboratori (il prossimo appuntamento del 24 gennaio con “Gentle unicorn” con Chiara Bersani sarà, a questo proposito, preceduto il 21 e 22 gennaio, dal workshop gratuito con la protagonista), da un’offerta che abbraccia tutte le arti performative.

E partecipativo, nel senso cerebrale del termine (e, si sa, è la mente ad essere rapita) è “L’anarchico non è fotogenico”, presentato da Quotidiana.com, in collaborazione con la rassegna Concentrica, sabato 11 gennaio al Kor, di fronte ad una platea numerosa e, come sempre, attenta. Primo capitolo della trilogia “Tutto è bene quel che finisce” (laddove la fine è conclusiva in sé, senza l’ottimismo shakespeariano) “L’anarchico…” è una costruzione dialettica sulla morte, sulla vita e sull’eutanasia, ma anche su tutto ciò che sarebbe bene che cessasse. Roberto Scappin e Paola Vannoni sussurrano, costringono lo spettatore ad entrare nelle loro elucubrazioni ironiche e spiazzanti. Il tono è sommesso, gli argomenti tanti e lo scambio dialettico mantenuto sul registro della flemma e dell’apatia. Eppure si pensa, a partire dalla questione iniziale su cosa potrebbe morire, che sciorina una quantità di aspetti malati dell’individuo e della società. Si ironizza con distacco sulla differenza tra teatro e spettacolo (per il primo bastano un paio di persone che parlano, per il secondo necessita un tir di attrezzature e personale tecnico) e sull’indifferenza emotiva che stende una patina superficiale su ogni rapporto e ogni forma di comunicazione. Scappin e Vannoni si presentano come due cowboy metropolitani, mutuando dall’immaginario cinematografico del West posture e indifferenza, come dei non-eroi abituati all’idea della morte, vicina e inevitabile. Con i cappelli da cowboy entrano nell’epopea del Far West e citano il giuramento di Ippocrate, quello del 400 a.c, in nome del quale tutt’oggi è negato il diritto all’eutanasia. Il sarcasmo sul dogma, che stride con la ragione, galleggia in un ritmo trasognato, che suggerisce, punge e si ritrae nell’inazione, colpisce con arguzia e poi si rifugia in una bolla surreale.  E’ questo lo stile inconfondibile di Quotidiana.com e “L’anarchico non è fotogenico” è un bel modo per scoprirlo in tutta la sua essenzialità e profondità apparentemente incurante.

Come sempre, una conferma della qualità e del carattere di novità di Public, realizzata da Spazio Kor in collaborazione con Città di Asti, Fondazione Piemonte dal Vivo, Teatro degli Acerbi, Parole d’Artista e Concentrica, e con il sostegno di Regione Piemonte e Fondazione CRT, con maggiore sostenitore la Compagnia di San Paolo nell’ambito del Progetto PATRIC.

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