adv-325

PROVINCIA DI ALESSANDRIA – Preoccupa anche la provincia di Alessandria la nuova ondata di dazi voluta dall’amministrazione Trump. L’inserimento del vino europeo nella black list potrebbe causare una improvvisa e grave battuta d’arresto anche alle esportazioni dell’Alessandrino.

Da oltreoceano ha espresso tutta la sua preoccupazione il titolare dell’azienda Sassaia, Enrico de Alessandrini. Per il produttore di Gavi docg, associato Cia e anche Segretario e membro del Board of Directors della Camera di Commercio Italo-Americana di New York – IACC (Italy America Chamber of Commerce), fondata nel 1887, l’operazione dell’amministrazione Trump farà perdere “tutti”, non solo gli imprenditori vitivinicoli italiani, ma anche i distributori americani e i ristoratori che oltreoceano puntano sulla qualità Made in Italy.

In questi giorni – ha spiegato da Manhattan – i senatori e l’amministrazione americana stanno valutando le istanze e i documenti giunti dalle varie parti in causa e nulla è ancora definito. Quello che è certo per gli operatori del settore, sia italiani ed europei che americani, è che l’introduzione dei dazi sul settore del vino e del cibo come risposta alla digital tax e alla vicenda Airbus-Boeing non è la miglior cosa.

adv-951

L’Italia rischia di perdere l’export sul vino, e anche il territorio alessandrino andrebbe in difficoltà: il Gavi, ad esempio, ha un mercato molto importante in America. La cosa ragionevole sarebbe introdurre eventuali dazi proporzionali e differenziati in base alla dimensione aziendale, ma diventa una discriminante difficile da applicare, senza tenere conto che ci sono eccellenze produttive di altissimo livello che provengono da piccole realtà. Come imprenditore alessandrino sto già cercando di immaginare nuovi sbocchi di mercato, se il mio export con gli Usa diventasse, di fatto, impraticabile.

La Germania è un mercato per noi già avviato, mentre ora ci affacciamo in Svizzera, nonostante l’America conti molto. Sono preoccupato per i produttori italiani, ma se i dazi dovessero tradursi in realtà sarebbe una perdita pesantissima anche per i distributori e i ristoratori americani, oltre ad affossare gli importatori che dovrebbero cercare altre tipologie di import come Sud Africa e Cile. Insomma, nella resa dei conti, in questa operazione non vincerebbe nessuno.