ASTI – E’ tratto dal racconto “Un violino” di Nicoletta Fasano, il nuovo lavoro teatrale di casa degli alfieri , scritto e diretto da Patrizia Camatel, realizzato in collaborazione con l’ISRAT – Istituto per La Storia della Resistenza della Provincia di Asti.

Guido suonava il violino”, questo il titolo del monologo teatrale tutto al femminile, interpretato dall’attrice Elena Formantici, che debutterà nell’astigiano per la Giornata della Memoria 2020, racconta Patrizia Camatel, “si svolge come un racconto giallo e assume le misteriose atmosfere di un thriller a carattere storico”. La vicenda è ispirata a fatti e persone realmente esistiti, ed è basata sulle ricerche effettuate e documentate dalla d.ssa Nicoletta Fasano, ricercatrice dell’ISRAT. “Elaborare la riduzione teatrale di un testo narrativo, ove per riduzione non si intenda impoverimento, è un’impresa ardua”, spiega l’autrice regista, “Ne è risultato un monologo teatrale che, mi auguro, conserva la sua consanguineità con il testo-fonte, ma che ha acquisito un suo carattere specifico, una sua vita autonoma”.

Guido suonava il violino” sarà in scena per un primo giro di date astigiane, tutte a ingresso gratuito (fino a esaurimento posti disponibili): domenica 26 gennaio alle ore 17 ad Asti allo Spazio Kor per il debutto, lunedì 27 gennaio alle ore 21 a San Damiano d’Asti al Foro Boario (con replica al mattino per le scuole superiori), venerdì 31 gennaio alle ore 21 a Villanova d’Asti nell’ Ex Confraternita dei Batù e sabato 1 febbraio alle ore 21 a Scurzolengo nel Salone Comunale.

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Il monologo racconta di un vecchio violino, che entra prepotentemente nella quotidianità di una ricercatrice, costringendola ad abbandonare il suo rassicurante, scientifico metodo di indagine e chiedendole di dedicarsi, anima e cuore, alla ricostruzione di una storia da salvare dall’oblio. E’ la storia di una famiglia ebrea sfollata ad Asti al tempo delle leggi razziali e della guerra, con gli immancabili risvolti di sradicamento, discriminazione, deportazione e il violino, uscito dalla polvere di una cantina, pare narrarla con una voce propria fatta di stridii e gemiti. Attraverso un sofferto percorso di ricerca, specialmente dentro se stessa, la ricercatrice comprenderà che restituire il nome al proprietario del violino è affermare la sua esistenza: un atto di resistenza contro il sistema concentrazionario nazifascista, progettato per annientare e spersonalizzare.

Lo spettacolo è realizzato nell’ambito delle attività dell’Archivio Teatralità Popolare di casa degli alfieri ideato da Luciano Nattino e trova l’appoggio per le prime repliche nelle rassegne “Terre di racconti” dell’Ecomuseo Basso Monferrato Astigiano e “Cuntè Munfrà” dell’Unione Colli Divini, progetti di rilievo regionale per la valorizzazione del patrimonio linguistico e culturale, oltre che nelle attività dell’ISRAT per il Consiglio Regionale del Piemonte.

Info: 339 2532921 – www.archivioteatralita.it – fbarchiviotepo

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