Autore Redazione
domenica
9 Febbraio 2020
12:23
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Cronaca - Eventi - Alessandria

Tra storia e poesia. Recensione di “Nel nome del padre” al Festival della Grigia

Ieri la Compagnia La Corte dei Folli ha presentato il secondo spettacolo in concorso al festival teatrale al Teatro Ambra
Tra storia e poesia. Recensione di “Nel nome del padre” al Festival della Grigia

ALESSANDRIA – Tutti sanno che il Teatro Comunale è tristemente chiuso e molti sanno ormai delle azioni del comitato #RiapriamoILteatro, volte a sensibilizzare la cittadinanza su questo problema. Non tutti forse ancora sanno che ci sono luoghi dove il Teatro, quello di qualità, è vivo e riserva belle sorprese (e, nell’ambito del comitato, lavorano anche protagonisti di queste realtà). E’ il caso del Festival della Grigia, nato da un’idea di Francesco Parise e Paolo Scepi. Il festival è un’ideale prosecuzione della rassegna storica Ambra Brama di Teatro al Teatro Ambra, ma, in questa stagione, si è trasformato in un concorso teatrale a premi, cui partecipano compagnie provenienti dal Piemonte e dalla Liguria, selezionate tra le candidature ricevute. L’evoluzione di una rassegna in festival amatoriale è un passo di ulteriore selezione qualitativa che è parso evidente, ieri sabato 8 febbraio, con il secondo spettacolo in gara: “Nel nome del padre”, di Luigi Lunari, presentato dalla compagnia La Corte dei Folli. Quello amatoriale è un campo vasto, in cui spiccano delle vere eccellenze, e Cristina Viglietta e Pinuccio Bellone sono tra queste, tanto da essere stati scelti da Lunari, autore del testo, già rappresentato in molti paesi del mondo e tradotto in molte lingue, per diventarne protagonisti.

La vicenda è senza tempo, ambientata in un luogo astratto, occupato da simil lastroni di pietra, che, al centro della scena, delimitano un varco, talvolta illuminato da una luce fredda a significare un passaggio verso un altro status, una liberazione e una meta. Spaesati e indotti alla condivisione delle reciproche esperienze, Aldo (Bellone) e Rosemary (Viglietta) abitano questo spazio sospeso e, tra mille ostacoli dettati dalla loro natura, dalle diverse provenienze e dai loro limiti mentali, si liberano a poco a poco di un passato doloroso, per varcare la soglia di un’altra vita. E’ un puzzle che si compone man mano, quello di due esistenze vere, entrambe segnate da una diversità non accettata dalle rispettive famiglie e dal mondo, entrambe esiliate e costrette all’inanità.

La tessitura drammaturgica ricuce, tra riottosità e stranezze comportamentali, flash di infanzia, rivelando il lato oscuro comune di due padri famosi e potenti la cui identità appare evidente senza mai essere nominata (e, naturalmente, non si deve nominare, perché la sua scoperta è clamorosa). Sono due uomini diversissimi tra loro; entrambi hanno segnato la storia ed entrambi hanno rifiutato un figlio diverso, motivo di imbarazzo e ostacolo all’immagine della famiglia o alla lotta per l’ideale. E allora l’impostazione onirica, lieve nel dramma e sottile nelle connessioni, trova la sua radice in una verità storica celata e nell’intenzione di Lunari, spiegano gli interpreti e il regista Stefano Sandroni a fine serata, di raccontare due vite sacrificate nell’ombra.

Sono bravissimi Bellone e Viglietta nel delineare la stranezza e il tormento di due figli, rimasti tali nella cristallizzazione del rifiuto, isolati e nascosti per una diversità non accettata e radicalizzata dall’isolamento coatto (e non solo, ma questo è un passaggio di grande pathos e di grande interpretazione da non svelare). Rosemary è infantile, ostinata, incapace dei minimi gesti pratici quotidiani, tanto quanto Aldo è impacciato, introverso nell’atteggiamento e nella balbuzie accennata, per scoppiare in accessi di ira improvvisi. Entrambi si trasformano nei loro stessi genitori, cambiano voce e postura, per ritornare vittime e infine spogliarsi di rancori mai confessati, in una purificazione e comunione finale. E’ bello pensare (l’ha fatto Lunari e l’ha trasmesso nel migliore dei modi) ad un loro incontro, alla fine di tutto, e non si può non essere colpiti dal perfetto equilibrio, ne “Nel nome del padre”, tra verità e sogno poetico, sostenuto da un’interpretazione di alto livello.

Il Festival della Grigia promette molto bene e l’aspettativa per i prossimi appuntamenti è alta. La prossima compagnia in gara sarà, sabato 22 febbraio, la Compagnia Teatrale La Pozzanghera, che presenterà “Tutte le direzioni”, scritto e diretto da Lidia Giannuzzi.  Qui tutto il programma del Festival

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