In Piemonte ogni anno 1500 nuovi casi di tumori legati al lavoro

TORINO – In Piemonte ogni anno si stima che siano circa 1.500 i nuovi casi di tumori legati al lavoro. Una correlazione che spesso però non viene individuata ufficialmente. È il triste dato che emerge dal Dossier sui tumori occupazionali a bassa frazione attribuibile della Commissione salute e sicurezza ambienti di lavoro e di vita dell’ordine dei medici di Torino. Secondo gli studi portati avanti dal team coordinato dal dottor Andrea Dotti, infatti il 4-5% dei tumori maligni è attribuibile a fattori legati al lavoro, il tutto con differenze rilevanti a seconda dei casi.

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Il mesotelioma pleurico ad esempio è ampiamente riconosciuto come lavoro correlato. Al contrario per altre patologie il legame con l’attività lavorativa è spesso sottostimato. I problemi principali sono il lungo periodo di latenza fra esposizione al fattore di rischio e l’insorgere della malattia e la sottonotifica agli organi di vigilanza e all’Inail. Un esempio concreto di questo secondo caso sono i tumori al polmone e alla vescica. Circa 600 sono le nuove diagnosi ‘occupazionali’ il cui riconoscimento oscilla rispettivamente fra il 5-10% e fra il 10-15%. Insomma ancora molto poco. C’è anche una correlazione certa fra esposizione ad agenti chimici e fisici (benzene, formaldeide, 1,3-butadiene) usati nell’industria e leucemie e linfomi non-Hodgkin. In questo caso l’incidenza più ridotta e una frazione attribuibile all’occupazione lavorativa che non supera l’1% rendono molto difficile quantificare il fenomeno.

L’Ordine dei medici sostiene che servono iniziative di formazione, un sistema di valutazione della storia lavorativa dei pazienti, più risorse per medicina del lavoro e Spresal, la creazione di un registro nazionale dei tumori di origine professionale e l’istituzione di una Rete nazionale dei registri dei tumori e dei sistemi di sorveglianza dei sistemi sanitari regionali.

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Photo by Allie Smith on Unsplash