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MOLARE – Sono ben otto gli episodi di maltrattamenti rilevati dalle telecamere ai danni di un bambino di otto anni affetto da autismo. Gli apparecchi posizionati all’interno della scuola elementare di Molare e rimasti accesi per poco più di un mese, da fine aprile a inizio giugno 2019, hanno incastrato una delle maestre di sostegno del piccolo, una donna ovadese di 27 anni. In un caso, ad esempio, si vede la donna che sposta bruscamente il bambino che voleva abbracciarla dandogli un calcio negli stinchi oppure mentre lo trascina per i piedi a faccia in giù. In un’altra occasione, ha rimarcato Marco Poggi, dirigente della Squadra Mobile, “la donna di guardava intorno per non essere vista e pestava i piedi del bimbo“.

Lo scorso sabato la Squadra Mobile della Questura di Alessandria, titolare delle indagini insieme alla Procura della Repubblica, ha notificato alla donna l’ordinanza di interdizione dalla professione di insegnante. Il provvedimento durerà sei mesi e, nel frattempo, scatterà la richiesta di rinvio a giudizio della Procura. A dare il via alle indagini erano stati i genitori del piccolo, residenti nella zona di Molare. La mamma e il papà avevano evidenziato prima al dirigente scolastico, poi al Provveditore agli studi e, infine, alla Questura di Alessandria un disagio che il bambino stava manifestando.

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Avevano avuto il sentore che loro figlio a volte venisse isolato rispetto agli altri suoi compagni“, ha sottolineato il dirigente della Squadra Mobile Marco Poggi (in alto la sua intervista su Radio Gold Tv, ndr). “Ritenevano che non mangiasse con gli altri bambini e che non ricevesse le dovute attenzioni che la sua disabilità, autismo al terzo livello, avrebbe comportato. A questo proposito, infatti, oltre ai maltrattamenti abbiamo anche immortalato la donna mentre lasciava da solo il bambino a giocare sul tablet mentre lei era intenta a scrivere sul proprio telefonino“.

Sottoposta a interrogatorio la donna ha provato a giustificarsi dicendo che, ad esempio, al bambino piaceva essere trascinato“, ha aggiunto ancora Marco Poggi. Il dirigente della Questura ha precisato che questi episodi riguardavano solo quella insegnante e non il resto del corpo docenti: “In tutti gli episodi di maltrattamenti la maestra di sostegno era da sola in una stanza con l’alunno. Solo in un caso, quando non era in una stanza chiusa, si è guardata intorno per assicurarsi che non ci fosse nessuno in giro, prima di sferrargli un pestone sui piedi. Dalle indagini è poi emerso che le altre colleghe, coi quali il bambino aveva e ha un ottimo rapporto, nelle riunioni evidenziavano la necessità di una maggiore interazione educativa con l’alunno che, come detto, dalla 27enne veniva in alcune occasioni lasciato da solo a giocare col tablet”. 

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