Nuova “visita” ad Alessandria dell’uomo di fiducia di Richard Meier, questa volta per definire i tempi del ponte
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ALESSANDRIA – Dopo 16 anni di attesa Richard Meier aveva quasi perso la speranza di veder finalmente realizzato il suo primo e unico ponte. Partiti finalmente i lavori e accese anche le telecamere sulle sponde del fiume Tanaro, l’architetto americano, anche da lontano, ha ora la possibilità di vedere il suo sogno prendere forma. Tra una manciata di giorni Meier potrà però “emozionarsi” anche guardando le foto scattate da Simone Ferracina, uomo di fiducia dell’architetto americano tornato ad Alessandria per il secondo sopralluogo sulle sponde Tanaro.  All’epoca della sua prima visita, a inizio luglio, Ferracina aveva dato l’ok ad alcuni dettagli architettonici del ponte guardando da piazza Gobetti l’ancora lontana sponda lato Cittadella. Due punti della città ora tornati a toccarsi seguendo la caratteristica curvatura dello “scheletro” del ponte. La “base” del Meier nei prossimi giorni verrà abbassata di alcuni centimetri (40 al centro e 15 ai lati) e messa in posizione definitiva per cominciare a montare i solai. La parte “pedonale” sarà fondamentale anche per realizzare l’arco che verrà assemblato in quota utilizzando due gru e quattro torri. “Con il timore di essere smentito nelle prossime ore”, ha scherzosamente sottolineato,  l’Ingegnere Capo del Comune, Marco Neri, ha confermato la scadenza di aprile per veder finalmente svettare nel cielo di Alessandria la parte più caratteristica del progetto e fissato più genericamente “alla fine dell’autunno, ma non a dicembre” il termine dei lavori. Il cronoprogramma, infatti, potrebbe subire cambiamenti proprio durante le riunioni con Simone Ferracina e Monica Lirosi della studio Benini. Il Meier “non è un ponte qualunque” e nessun dettaglio viene lasciato al caso. “Di ponti così non ce ne sono” ha rimarcato Marco Neri, auspicando di trovare dei “margini” con la Sovrintendenza per riuscire ad abbattere il pezzo del vecchio Cittadella rimasto dal lato di Piazza Gobetti “un pugno in un occhio” rispetto al resto della struttura. Il Meier, ha rimarcato Marco Nei, non ha nulla a che vedere con i ponti del passato e del presente, da quello degli Orti, “utile per la viabilità”  al ponte Tiziano “certamente più studiato dal punto vista della tecnica costruttiva”, ma lontano anni luce dal ponte di Richard Meier “di tutt’altra categoria e destinato a entrare nei libri di architettura”. Un’opera “possente e al tempo stesso armonica” ha sottolineato il sindaco Rita Rossa che nel ponte Meier vede sempre più “il simbolo dalla rinascita di Alessandria, una città che non si è arresa alle difficoltà”. 

 

 

Tatiana Gagliano