La difesa Fabbio-Ravazzano chiede l’assoluzione degli imputati
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ALESSANDRIA – Le leggi non sono retroattive, vero. Altrettanto vero è che non tutto ciò che è “illecito” rientra nell’ambito penale. Quando la finanza pubblica varca le porte di un’aula di Tribunale ogni elemento sembra acquistare sfumature diverse, a seconda della prospettiva dalla quale si guarda. E così se per il Pubblico Ministero, Riccardo Ghio, l’aver modificato “artificiosamente” il consuntivo 2010 del Comune di Alessandria per far configurare il rispetto del patto di stabilità rende colpevoli l’ex sindaco Piercarlo Fabbio e all’allora Ragione Capo, Carlo Alberto Ravazzano di falso, truffa e abuso d’ufficio, così non è per la difesa. Seguendo la via maestra già indicata durante la scorsa udienza dall’avvocato Roberto Cavallone, il collega difensore dell’ex primo cittadino Claudio Simonelli giovedì mattina ha ribadito al Collegio perchè “scorrimenti “ e “cancellazioni” di spese non debbano portare a una condanna a 4 anni di carcere per Fabbio ma a “un’assoluzione con formula piena” perchè il fatto non sussiste o non costituisce reato. Nel processo in corso ad Alessandria non si è discusso di “malaffare” ha ricordato Simonelli, ma di “interpretazione di norme”. Leggi progressivamente cambiante nel corso degli anni e culminate con la riforma della contabilità pubblica entrata in vigore a gennaio. Nuove disposizioni che non avrebbero “parzialmente modificato” la materia, come ritiene l’accusa, ma “riscritto articoli con quello che sosteneva allora l’assessore al bilancio Luciano Vandone”. Per la difesa, dunque, se si guarda all’iter seguito dalle norme di contabilità pubblica “già a partire dal 2009” , la fiducia riposta da Piercarlo Fabbio nell’impostazione tecnica di Vandone diventa “errore scusabile” perchè le interpretazioni all’epoca “bocciate” dalla Corte dei Conti sono ora “norma dello Stato”. Perchè, ha quindi chiesto Simonelli, “si deve punire con la reclusione un comportamento oggi lecito, oltretutto quando esiste un ventaglio di sanzioni comunque “dure e pesanti” nel diritto amministrativo?” “Non è che se lo Stato Italiano non raggiunge gli equilibri di bilancio il Presidente del Consiglio viene portato di fronte al Tribunale dell’Aia”. Della stessa idea anche l’avvocato Luca Gastini, legale di Carlo Alberto Ravazzano. Anche l’ex Ragioniere Capo “va assolto” da tutte le accuse. All’arrivo dell’imputato a Palazzo Rosso, il 26 gennaio, per il difensore “tutte le alterazioni erano già state fatte”. Se ,come raccontato dai testi del processo, slittamenti e scivolamenti di spese erano “prassi consolidata” all’interno del Comune di Alessandria e il Ragioniere Capo era “semplice strumento esecutivo” delle disposizioni date dal “guru intoccabile” Vandone, Ravazzano non avrebbe neppure potuto riscontrare anomalie rispetto al passato nei pochi giorni rimasto a Palazzo Rosso. Perchè allora è sul banco degli imputati? Secondo il difensore perchè il Pm all’inzio dell’indagine è partito “dalla convinzione” che Ravazzano fosse stato “messo lì” per “attuare il piano” dell’ex assessore e certificare il rispetto del patto di stabilità. Un impianto accusatorio che ha portato a una richiesta di pena di 3 anni di reclusione che secondo il legale, però, non regge. Ravazzano “non fu la prima scelta” , ha ricordato Gastini per scansare l’accusa di una nomina ‘ad acta’ e durante il dibattimento, ha aggiunto, il Pm non avrebbe prodotto prove dell’illecito profitto ottenuto dalla certificazione del rispetto del patto di stabilità e, quindi, del dolo. “Una certificazione”, ha oltretutto puntualizzato il difensore, la cui falsificazione identificherebbe una fattispecie meno grave del “falso in atto pubblico” contestato invece dall’accusa. Conclusioni, quelle della difesa, cui dovranno replicare il prossimo 29 aprile accusa e parti civili il prossimo 29 aprile. Ultimo step prima del verdetto del Collegio.

Tatiana Gagliano