Ieri ad AstiTeatro 42 una conferma per la compagnia Berardi Casolari

ASTI – E’ un festival di sorprese, di prime nazionali, di tematiche attuali, Astiteatro 42, con la direzione artistica di Emiliano Bronzino, ed è un festival di conferme, come nel caso della Compagnia Berardi Casolari. Ben conosciuta dal pubblico astigiano per la partecipazione ad altre precedenti edizioni della kermesse, ha portato ieri in scena al Teatro Alfieri il suo “I figli della frettolosa”, prodotto da Teatro dell’Elfo, Fondazione Luzzati – Teatro della Tosse e Sardegna Teatro, con Unione italiana ciechi e ipovedenti di Milano e di Cagliari. Lo spettacolo appartiene ad un progetto di teatro comunitario ed è frutto di un laboratorio di formazione teatrale sul tema della cecità rivolto ad attori e non, ideato da Gianfranco Berardi, attore e autore non vedente, e da Gabriella Casolari, attrice e regista, in scena con Ludovico D’Agostino e un coro di allievi-attori in parte ipovedenti.

In questa seconda tappa dell’esito del laboratorio svolto a Novara, i protagonisti, guidati da Berardi in testa, sono entrati in teatro da una porta di servizio, procedendo in fila con i bastoni bianchi e appoggiati con la mano l’uno sulla spalla dell’altro. Sono loro i figli della frettolosa (la gatta che per la fretta partorisce gattini ciechi) e, dice Berardi, credono nell’invisibile e vivono creando mondi fantastici. Con l’escamotage metateatrale della creazione di uno spettacolo per i cento anni dell’Unione italiana dei ciechi e degli ipovedenti, si dipana uno svolgimento costellato di battute caustiche, di ricordi personali, di canzoni (cantate dalla grande voce di Silvia Zaru), di affermazioni tra il comico e l’agghiacciante come “oggi essere diversi è essere cool”. Lo stile di Berardi Casolari è unico e riconoscibile e caratterizza anche questa produzione corale, facendone propria l’eterogeneità e riconducendola ad un contrasto tra satira e poetica, tra personale e universale. Perché le esperienze personali, che riemergono dal vissuto dei protagonisti, assumono una valenza generale, si inseriscono nella società e nelle relazioni interpersonali. Il lavoro, i rapporti sentimentali, lo zelo assistenzialista persino imbarazzante (il racconto dei volontari che quasi si azzuffano alla stazione della metro per aiutare, tra l’altro inutilmente, un ipovedente è esilarante) sono spunti che emergono tra comicità caustica e poesia. Accanto all’universo di chi non vede con gli occhi, c’è la fatica di chi sta al fianco di un ipovedente, la stanchezza di raccontare tutto e di farsi tramite tra il visibile e l’invisibile. Ci sono due mondi che si fronteggiano, si allontanano e si incontrano, perché “non ci si salva da soli” e “la fuga non è una salvezza”. Si ride e lo si fa inaspettatamente, perché il linguaggio che parlano Berardi e Casolari sorprende sempre, è un’affermazione di personalità, tocca corde scomode e cattive, per poi sublimarsi nell’affermazione “non è successo niente che valga più della tua gioia”. Ed è un clima festoso che prevale e conclude “I figli della frettolosa”, con il pubblico (veramente tanto) che batte le mani al ritmo della musica e ancora si sente un po’ partecipe di un mondo luminoso, dove tutto esiste da un “punto di vista” altro (i giochi di parole sulla vista sono un leitmotiv dello spettacolo) e complementare, addirittura più acuto. Una bella conferma per una compagnia ormai ospite fissa di AstiTeatro e uno stile che non cessa di sorprendere.

Oggi, sabato 5 settembre, il festival prosegue alle 20 allo Spazio Kor con Il Mulino di Amleto in “Senza famiglia”, di Madgalena Barile; alle 22 al Cortile del Michelerio Oscar De Summa presenta il suo ultimo lavoro “Da Prometeo. Indomabile è la notte”. Qui il programma del fine settimana