Effetto Covid, l’export piemontese crolla del 17,6% tra gennaio e settembre 2020
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PIEMONTE – Sono numeri decisamente negativi quelli dell’export piemontese. Complice la contrazione economica globale causata dalla pandemia di Covid-19, le esportazioni piemontesi hanno perso il 17,6% nei primi 9 mesi del 2020, rispetto allo stesso periodo del 2019. Il valore totale si attesta a 29,9 miliardi di euro. A calare sono in realtà tutte le Regioni esportatrici, ma il Piemonte – che contribuisce al 9,3% dell’export italiano – è risultata quella con la flessione peggiore. La Lombardia e il Veneto, ad esempio, hanno perso rispettivamente il 13,4% l’11%.

Tra i settori più colpiti si trovano i mezzi di trasporto (-29,5%), il tessile e l’abbigliamento (-20,9%), la metallurgica (-20,3%) e la meccanica (-17,8%). Reggono alimentari e bevande (-0,5%), mentre il comparto farmaceutico, l’unico galvanizzato dalla crisi sanitaria, mostra un più che positivo aumento del 24,1%.

“L’emergenza Covid continua a condizionare pesantemente l’export piemontese dei primi nove mesi del 2020,” ha ammesso con preoccupazione Gian Paolo Coscia, Presidente di Unioncamere Piemonte, “le fette di mercato che continuiamo a perdere rappresentano una ferita alla nostra economia e al lavoro dei imprenditori che, nonostante tutto, vogliono scommettere nel loro lavoro e nel valore dei loro prodotti. Come istituzioni dobbiamo raccogliere questo importante campanello d’allarme e individuare nuove e straordinarie strategie che permettano alle nostre aziende di non arretrare e ai nostri prodotti d’eccellenza di varcare i confini italiani”

Per quanto riguarda l’analisi geografica, il Piemonte ha perso fette di mercato importanti sia verso i paesi UE-27 (-16,4% per un valore dell’export di 16,2 miliardi) e verso i paesi extra-europei (-19,1% per un valore dell’export di 12,7 miliardi). I cali maggiori sono verso la Svizzera (-30,2%), Polonia (-25,6%), USA (-22,6%), Gran Bretagna (-22,5%) e Spagna (-21,8%). Verso i due maggiori partner commerciali della nostra regione, Francia e Germania, la caduta è stata invece del 17,8% e 16,2% rispettivamente.