Perché il Piemonte rischia di rimanere in zona rossa sino a metà aprile
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PIEMONTE – Zona rossa almeno sino al 20 aprile. Questo il destino che si prospetta davanti al Piemonte e altre otto regioni (Valle d’Aosta, Emilia-Romagna, Friuli Venezia Giulia, Puglia, Lombardia e Toscana). Almeno secondo i dati arrivati alla Cabina di Regia per l’emergenza coronavirus chiamata a valutare eventuali allentamenti o meno delle restrizioni nei prossimi 15 giorni.

A oggi i dati del Piemonte dicono che la regione non ha ancora tutti gli indicatori corretti per il cambio di colore. Questo nonostante nella nostra regione, dopo cinque settimane di aumento costante, si è registrata una riduzione, seppur lieve, dei casi giornalieri. Un piccolo spiraglio che però sarebbe chiuso da altri indicatori tutt’altro che positivi. In primis l’incidenza che resta superiore ai famosi 250 casi ogni 100 mila abitanti. È questo il dato principale che blocca ancora la regione nella fascia rossa.

Ma questo non è l’unico indicatore negativo per il Piemonte. Il report infatti segnala che il numero dei focolai attivi è in aumento mentre si riducono nuovi focolai e il numero di persone non collegabili a catene di trasmissione note. Il tasso di occupazione dei posti letto risulta in ulteriore crescita passando da 55% a 59% per le terapie intensive e da 61% a 66% per i posti letto di area medica. L’Rt puntuale, questo un dato incoraggiante, è sceso ulteriormente attestandosi allo 0.96 (era 1.17) e l’Rt medio a 0.98 (era 1.16).

Ricordiamo che secondo il Decreto sul passaggio di zona, per due settimane consecutive la regione indicata deve avere tutti gli indicatori per la fascia più bassa. In questo senso il territorio amministrato da Alberto Cirio a solo l’indice Rt inferiore a uno e con dati in calo. Pressione ospedaliera e incidenza di contagio restano sopra la soglia di rischio.

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